Primario muore dopo aver fatto sport: choc a Sambuceto

Francesco Magnacca, 49 anni, direttore della Chirurgia vascolare al Santissima Annunziata di Chieti, si stava allenando
SAN GIOVANNI TEATINO. Giovane e brillante chirurgo vascolare, sportivo, un professionista esemplare dalle grandi doti umane. Tutti, amici e colleghi, raccontano così Francesco Magnacca, 49 anni, direttore del reparto di Chirurgia vascolare all’ospedale clinicizzato Santissima Annunziata di Chieti. Il professore è morto ieri (martedì 9 febbraio) nella sua abitazione di via Roma, a San Giovanni Teatino. Subito dopo la sua uscita pomeridiana – la consueta corsetta lungo le strade di Sambuceto, qualche esercizio eseguito in camera e la cyclette – ha avvertito un malore. Ha chiesto aiuto alla moglie, che in quel momento era in casa. Le ha chiesto un bicchiere d’acqua, poi si è adagiato sul letto e non si è più ripreso, neppure dopo l’arrivo dei medici di emergenza e di un’ambulanza del 118 che hanno cercato in ogni modo di rianimarlo. L’équipe del soccorso non ha potuto far altro che certificare il decesso per arresto cardiaco. Probabilmente per un infarto.
La notizia è subito circolata nella cittadina, dove Magnacca risiedeva da circa quindici anni ed è rimbalzata negli ambienti dell’ospedale teatino, tra amici e colleghi di reparto. Professore associato, aveva rilevato ruolo e funzioni da Francesco Spigonardo, l’ex primario di Chirurgia vascolare andato in pensione tre anni fa. «Ho saputo poco fa, sono sconvolto», sussurra al telefono Spigonardo, «Francesco non aveva mai manifestato problemi e ha sempre goduto di ottima salute. Può immaginare come questa notizia mi lasci senza parole. Mi ha sostituito nel 2103, proprio in questi giorni di inizio anno. Aveva un incarico temporaneo».
La storia professionale di Magnacca è sottolineata con parole di forte cordoglio e collaganza anche dal Paolo Innoenti, direttore della Patologia chirurgica al Santissima Annunziata. «Gran lavoratore, ottimo professionista. Gli volevamo bene tutti per il suo carattere gentile e la sua preparazione. Troppo dolore. Ho sperato fino all’ultimo che non fosse vero». Formato come medico ospedaliero, Francesco Magnacca comincia la sua attività professionale in Piemone, vincitore di concorso all’ospedale di Cuneo, alla fine dei Novanta. «Francesco era rimasto in Piemonte poco più di anno», racconta Michele Fiore, che è il suo primo aiuto nel reparto teatino. «L’ho conosciuto proprio lì, perché lasciò a me il suo appartamento, a mia volta vincitore di concorso nello stesso ospedale. Sono rimasto a Cuneo quattro anni, poi anch’io sono stato trasferito a Chieti e così ci siamo rincontrati. Da quindici anni lavoravamo insieme. Per me è una grandissima perdita, umana e professionale».
Un altro carissimo amico, compagno di studi sin dai tempi dell’università è il professor Vincenzo Salini, primario di Ortopedia, anche lui al clinicizzato di Chieti. «Ci siamo laureati nello stesso corso alla d’Annunzio. Ottimo professionista. Francesco viene da una famiglia umile, so quali sacrifici ha fatto per studiare e portare avanti la sua brillante carriera».
Così lo ricorda Salini che è stato testimone di nozze del professore scomparso. «E Francesco è stato testimone al mio matrimonio», precisa il primario di Ortopedia. Una vita quasi in simbiosi, amici per il cuore. «Abbiamo cominciato insieme a fumare, insieme abbiamo smesso. Ricordo un’indimenticabile vacanza in Spagna con lui, a Barcellona, nell’estate dell’88», prosegue, «Francesco faceva una vita esemplare. Stava a dieta, faceva pratica sportiva regolare. Eravamo molto uniti. Con noi un gruppo molto solidale di colleghi dell’università, un legame che è continuato sempre, anche nella professione medica. Con noi anche Donatella Palazzone, ginecologa di Pescara, che adesso mi sta accompagnando a casa della famiglia».
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