Primi nella cura per la cecità dei giovani

26 Novembre 2019

Il professor Mastropasqua, direttore del Cnat della d’Annunzio, vince il premio della Società Oftalmologica Italiana

CHIETI. È abruzzese la migliore innovazione chirurgica italiana nel campo dell’oculistica.
L’Università D’Annunzio di Chieti – Pescara riceve l’Innovator Soi Medal Lecture 2019, il più importante premio di settore, dalla Società oftalmologica italiana. Un riconoscimento stretto nelle mani di Leonardo Mastropasqua, direttore del Centro nazionale di alta tecnologia in Oftalmologia (Cnat) dell’università d’Annunzio di Chieti-Pescara, professore ordinario di malattie dell’apparato visivo e presidente del corso di laurea in Ortottica. Mastropasqua è stato premiato sabato scorso nell’ambito del 99° Congresso nazionale della Società Oftalmologica a Roma, per i risultati raggiunti dal Cnat, da lui guidato, nell’ideazione, progettazione e realizzazione della Slak (Stromal Lenticule Addition Keratoplasty), una nuova tecnica chirurgica per la cura del cheratocono attraverso il rimodellamento della cornea, in alternativa al trapianto di cornea da cadavere. La tecnica chirurgica innovativa è già stata premiata negli Usa, con il “Lans Distinguished Award”, dall’American Academy of Ophthalmology nel 2017, e in Europa dalla Società europea di oculistica, nel 2018.
Ma cos’è il cheratocono? «Si tratta di una malattia degenerativa che colpisce soprattutto i giovani, conseguente ad una minore rigidità strutturale della cornea», afferma Mastropasqua, «e consiste in un progressivo sfiancamento del tessuto che si assottiglia inducendo una distorsione della cornea e delle immagini. In genere colpisce entrambi gli occhi, anche se spesso in misura diversa. Si stima che ne sia affetta una persona ogni 1.500, ma i casi di alterazioni riconducibili al cheratocono sono almeno il doppio». Quali sono i sintomi? «Il paziente avverte una visione progressivamente più confusa e distorta con una graduale perdita dell’acuità visiva. L’esordio e l’evoluzione della malattia sono molto variabili e la riabilitazione, basata su occhiali, lenti a contatto personalizzate e chirurgia, comporta costi sociali elevati e riduzione della qualità della vita. Quando i pazienti non tollerano più le lenti a contatto, sono costretti al trapianto di cornea». Ma grazie a questa innovazione messa a punto alla d’Annunzio, le cose cambiano notevolmente. «Questa nuova procedura chirurgica, minimamente invasiva», spiega il professore, «consente di regolarizzare la curvatura della cornea e contemporaneamente di aumentare lo spessore del tessuto che si assottiglia per effetto della patologia. La vera innovazione di questa idea risiede nell’aver intuito le possibilità legate all’utilizzo della robotica in ambito trapiantologico, e nel rimodellare la cornea del paziente invece di sostituirla con una cornea di cadavere».
L’idea di non trapiantare la cornea nel cheratocono è partita nel 2010. I primi studi, effettuati su cornee di cadavere, pubblicati nel 2016 sulla rivista International of Ophthalmology, hanno mostrato come reimpiantando un lenticolo di tessuto corneale, di spessore, curvatura e morfologia specifica, in una cornea con cheratocono, si riusciva ad ottenere un restyling della cornea che si riavvicinava alle caratteristiche di normalità. «Gli studi clinici portati avanti fin dall’inizio dai miei allievi del Centro Cornea, coordinati dal professor Mario Nubile», aggiunge Mastropasqua, «hanno creato basi scientifiche solide per la fase successiva in cui si è passati, per la prima volta, all’esecuzione della Slak su pazienti. I risultati ottenuti, pubblicati nel 2018 sul Journal of Refractive Surgery in America, sono stati estremamente positivi: i pazienti mostrano un notevole aumento della vista, e un ritorno alla tollerabilità alla lente a contatto. Il Centro Cnat», conclude il professore, «attualmente coordina un gruppo internazionale, composto da ricercatori di fama mondiale, che lavora su questo progetto con l’obiettivo futuro di eliminare il trapianto di cornea nei pazienti con cheratocono e in altre patologie corneali».