Primo giorno di saldi: ed è subito assalto ai negozi del centro

Per rilanciare il commercio in città alcuni negozianti chiedono di posticipare a febbraio l’avvio delle promozioni
PESCARA. Saldi al via. Ieri, nel primo giorno di supersconti, dal 10 al 70 percento, l'assalto dei potenziali acquirenti nel centro commerciale naturale c'è stato, complice anche la temperatura mite dopo il gelo dei giorni scorsi, lo scintillio delle luci d'artista e la voglia di shopping nell'ultimo fine settimana di festa.
Folla nei negozi di corso Umberto, partenza a rilento negli esercizi commerciali di piazza Salotto e dintorni. E c'è chi chiede di spostare l'avvio dei saldi a febbraio, lontano dalle festività natalizie per salvare il commercio in crisi.
«Sta andando tutto molto bene, siamo soddisfatti» esulta Omar Ebrahim, milanese di origini egiziane, team manager per Italia e Spagna della catena Snipes calzature, inaugurato nell'ottobre scorso in corso Umberto. Il negozio è affollato, dentro. Fuori, un capannello di persone che parlottano tra loro, indecise se comprare o meno. Altri entrano di corsa o escono con le buste piene. C’è un via vai di gente, prevalentemente giovani. «All'inaugurazione del locale, a ottobre, avevamo una folla chilometrica qui fuori il corso e oggi siamo partiti alla grande» sottolinea Ebrahim che in un nanosecondo chiama a raccolta il suo staff per la foto di gruppo. Posano, sorridenti, Alessandro Brogio, Roberto Di Marco, Lamiae Ajjani, Arianna Rosala e Lorenzo Selvaroli. Sconti dal 30 al 70% e pillole di saggezza all'indirizzo di chi si lamenta della concorrenza della vendita online: «La facciamo anche noi e andiamo benissimo. Ma lo human contact non deve mai mancare».
Il contatto umano è il segreto della vendita per chi ha una lunga tradizione alle spalle. Eugenio Ciancetta è da trentadue anni dietro al bancone di Bebè, abbigliamento da zero a 16 anni in piazza della Rinascita. Da venti anni dirige l'attività insieme alla socia Elma Eligia Lauducci. Gli esercenti registrano un «calo vertiginoso dallo scorso anno, è cambiato il modo di fare shopping perché è cambiata la società. Troppi centri commerciali, troppa vendita online per la gioia di chi acquista perché adora ricevere il pacco a casa, i negozi, qui in centro, aprono e chiudono dopo sei mesi». Per resistere 32 anni ci sono voluti «amore e passione per questo lavoro». Col tempo «l’esperienza, la cura del cliente, pagano». Ma gli ultimi tempi, tra venti di crisi e black friday vari ed eventuali, non stati facili. Per gli imprenditori di un negozio che ha fatto la storia di Pescara, la ricetta per risollevarsi è spostare l’avvio del periodo dei saldi, almeno di un mese. «Fanno male al commercio i saldi ravvicinati nei giorni in cui le feste non sono ancora finite. Solo pochi giorni separano il Natale dagli sconti, è chiaro che chi deve comprare, aspetta. La nostra proposta è allungare la vendita normale almeno fino a febbraio d’inverno e partenza dei saldi da settembre, in estate, in modo tale da recuperare gli incassi, altrimenti prima o poi si va verso la chiusura. Adesso va di moda entrare, chiedere, fotografare un capo e andarselo a comprare su internet. Ci fanno storie pure per un bavaglino da 10 euro. Noi stiamo facendo sconti dal 30 al 50%, non abbiamo fondi di magazzino e lavoriamo anche la domenica pomeriggio». Partenza «discreta e in crescendo» nel negozio di abbigliamento Montaliani di Pino Tollin, via Regina Margherita angolo via Mazzini, sconti dal 10 al 30%. «Certo, quando c’era la vivacità del caffè Venezia le cose andavamo meglio, ma presto aprirà un ristorante qui vicino e si ricreerà la stessa atmosfera di un tempo, la zona si riqualificherà, si tornerà al passeggio che ravviva il commercio», è fiducioso Tollin che attende notizia dall’amministrazione comunale circa lo smantellamento del gazebo davanti al suo negozio. Un cliente, Mimmo, prof di educazione fisica, un tempo commesso per hobby in un negozio del centro, racconta la Pescara commerciale che non c’è più: «Negli Anni Ottanta e Novanta la gente faceva la fila fuori dai negozi, le persone entravano cinque per volta perché erano troppe. Comprare era un rito festoso, oggi la vendita online è la rovina dei negozi tradizionali».

