Primo nodo da affrontare: il caso di via Alpi

31 Gennaio 2020

Palestini in commissione parla del palazzo diventato una bomba sociale. Richiesto l’aiuto del prefetto

PESCARA. Un mese per imboccare la strada che porti a una soluzione definitiva per risolvere il caso della «bomba sociale di via Ilaria Alpi»: il presidente della commissione Sicurezza Armando Foschi annuncia le tappe per «definire in modo puntuale le misure da adottare per disinnescare quella bomba e liberare i residenti del quartiere da quella prigione di degrado, risse e paura».
Ieri, in municipio, c’è stata una seduta della commissione con l’assessore alla Sicurezza Adelchi Sulpizio, il comandante della polizia municipale Danilo Palestini, la dirigente del settore Ambiente Emilia Fino e il capo di gabinetto Guido Dezio. Presenti all’incontro anche diversi residenti della via del quartiere Rancitelli.
«Ci sarà la convocazione immediata», spiega Foschi, «di un tavolo tecnico interno al Comune per ricostruire la storia della bomba sociale esistente in via Ilaria Alpi 23, e per fissare lo stato attuale della situazione con eventuali approfondimenti tecnico-giuridici. Poi la redazione di una relazione finale del lavoro del tavolo da consegnare al prefetto Gerardina Basilicata, con la richiesta della convocazione di una seduta urgente del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza. L’intera procedura andrà completata entro un mese», aggiunge il presidente Foschi, «quando riconvocheremo la commissione Sicurezza per verificare i risultati e le determinazioni scaturite da tale lavoro».
Per Foschi «la situazione in via Ilaria Alpi è, se possibile, anche peggiorata dopo il sopralluogo della commissione che ha fatto emergere anche una realtà di degrado strutturale dell’edificio, di proprietà privata, con un tetto in amianto che presenta fori e buchi, con una dispersione scontata delle particelle cancerogene nell’aria. Con 24 appartamenti senza acqua, luce e gas, ritengo ci siano elementi a sufficienza per istituire un faldone che coinvolga anche Arta e vigili del fuoco».
«L’amministrazione ha già emesso due ordinanze», aggiunge la Fino, «a carico dei privati per la rimozione del tetto in amianto e per la pubblica incolumità. Entrambe sono rimaste disattese. A questo punto potrebbe intervenire il Comune per poi rivalersi sui privati, ma per la rimozione di 800 metri quadrati di amianto servono oltre 100mila euro, con forti dubbi circa la possibilità di recuperare quelle somme».(a.s.)