Processo City Moda Chiesta l’assoluzione dei tecnici comunali
PESCARA. A distanza di ben 11 anni dai fatti contestati nei capi di imputazione, il processo di primo grado sulla realizzazione del centro City Moda di Spoltore non poteva finire se non con la totale...
PESCARA. A distanza di ben 11 anni dai fatti contestati nei capi di imputazione, il processo di primo grado sulla realizzazione del centro City Moda di Spoltore non poteva finire se non con la totale prescrizione per tutti i personaggi coinvolti. Anzi, di tutte le imputazioni originarie era rimasto in vita solo un capo di imputazione per il quale la pubblica accusa, ieri al termine della breve requisitoria, ha chiesto l'assoluzione per i due imputati coinvolti: Bruno Crocetta e Giancarlo Scipione. Due tecnici del Comune di Spoltore accusati di falso per aver «attestato falsamente nel verbale di sopralluogo del primo piano del centro commerciale City Moda, la conformità delle opere ai titoli abilitativi, omettendo di rilevare la diffusa difformità delle misure del realizzato rispetto al progetto e la mancanza della rampa di accesso». Una loro eventuale condanna avrebbe avuto un sapore amaro rispetto ad una vicenda che fece tanto scalpore quando prese le mosse. Una vicenda che aveva coinvolto peraltro personaggi di primo piano, partendo dall'ex sindaco di Spoltore, Franco Ranghelli, e proseguendo con il proprietario del centro commerciale, Giancarlo Fiore, passando per l'ex comandante della polizia municipale, Enrico Monaco, per l'ex consigliere comunale di Pescara, Nico Lerri, per l'ex segretario generale della Provincia di Pescara Fabrizio Bernardini. Insomma un castello di accuse confezionato dall'allora sostituto procuratore Gennaro Varone che non ha retto al tempo e alla mannaia della prescrizione. Cambi di giudici, giudici incompatibili e rinvii, oltre 50 testimoni da sentire, tutte questioni che hanno pesato enormemente sul processo che ieri è stato definito in poche battute e con dispositivo altrettanto succinto: assoluzione perché il fatto non costituisce reato per i due imputati il cui reato di falso era rimasto ancora invita; non doversi procedere nei confronti degli altri imputati per intervenuta prescrizione.
E la vicenda City Moda, dove si contestavano originariamente anche reati come la corruzione e l'abuso d'ufficio, e dove il principale capo d'accusa riguardava la proprietà del centro commerciale e il ruolo dell'ex sindaco che non avrebbe impedito l'apertura del City Moda nonostante il mancato rispetto di una serie di norme urbanistiche e di sicurezza, si chiude così.

