Processo City, oggi prima udienza Ricorso contro Mascia e Antonelli

12 Settembre 2019

La Procura chiede alla Corte di Appello di riformare la sentenza di assoluzione dei due politici accusati di abuso di ufficio e assolti con rito abbreviato. Il pm: «Abdicarono al ruolo di verificatori»

PESCARA. La procura della Repubblica di Pescara ricorre ai giudici della Corte d'Appello dell'Aquila contro l'assoluzione dell'ex sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, e dell'ex assessore Marcello Antonelli, in relazione alla realizzazione della City: quella che doveva essere la nuova sede degli uffici amministrativi e tecnici della Regione Abruzzo. I due esponenti politici erano stati gli unici, dei 14 imputati coinvolti nella vicenda giudiziaria, a chiedere di essere giudicati dal gup Gianluca Sarandrea con il rito abbreviato. Vennero assolti con formula piena, mentre gli altri vennero rinviati a giudizio e proprio questa mattina dovranno presentarsi in tribunale per la prima udienza del processo. Secondo il procuratore aggiunto, Anna Rita Mantini, che ha firmato il ricorso in appello,«era ben chiaro che le difficoltà da superare risultavano funzionali a scopi politici di connotazione superiore».
Il fulcro della vicenda giudiziaria ruota attorno alla variazione di destinazione d'uso di quell'immobile ubicato lungo la Tiburtina e vicino all'aeroporto, di proprietà della società Iniziative Immobiliari Abruzzesi, il cui socio di maggioranza è l'imprenditore Marco Sciarra che in questo processo deve rispondere di abuso edilizio, così come l'amministratore della Imar, Giovanni Pagliarone, il direttore dei lavori architettonici, Mario D'Urbano, e il direttore delle opere strutturali, Carlo Galimberti. Sono poi sotto processo, ma per il reato di abuso d'ufficio, Antonio Sorgi, Carla Mannetti, Gaetano Silverii, Emilia Fino, Pierluigi Caputi, Gaetano Pepe, Lanfranco Chiavaroli ed Enrico Iacomini, tutti dirigenti della Regione Abruzzo e del Comune di Pescara.
Ebbene, tornando al ricorso, la procura sostiene che «il Comune di Pescara abdicò al suo ruolo di ente verificatore di un presupposto normativo e ciò fece nella piena consapevolezza di doversi esporre ad attestazioni mendaci». Il riferimento è in particolare alla questione del rischio aeroportuale per la presenza, in quella nascente struttura che doveva ospitare uffici regionali, di un notevole flusso di utenti. «Il Comune di Pescara» si legge nel ricorso «rappresentato dall'allora assessore Antonelli, durante la fase di selezione dell'immobile da destinarsi a sede regionale aveva già identificato l'intervento della Iniziative Immobiliari Abruzzesi, come di maggior apprezzamento per ragioni non già meramente tecniche bensì di valore extra-amministrativo». E a riguardo viene citato un verbale di sommarie informazioni della dirigente comunale Fino: «tale iniziativa comportava e veniva perorata appunto dalla politica e la fattibilità di quell'operazione contrattuale e la necessità di dover superare le difficoltà anche di tipo urbanistico che comunque venivano esposte ed affrontate...».
Insomma per la procura la responsabilità politica c'è tutta, tanto che parla di «doppia ingiustizia e vantaggio patrimoniale del privato» nel criticare la decisione del gup quando «asserisce che alcun elemento investigativo depone per il piegamento della funzione amministrativo agli interessi privati. La finalità istituzionale - si legge ancora - non deve essere confusa con il fine politico, con l'esigenza di guadagnare consenso elettorale, e non deve essere realizzata ad ogni costo». E poi il procuratore aggiunto conclude affermando che in questa vicenda «appare chiaro che i pubblici ufficiali avessero emanato l'atto ampliativo del diritto privato al fine principale di assecondare l'interesse della volontà politico-amministrativa, di far sì che lo stesso fosse (l'unico) soggetto titolato per risultare vincitore della procedura selettiva avviata dalla Regione. Che per le modalità in cui si è espletata, in carenza di un reale percorso di trasparenza e di concorrenzialità... non poteva essere ritenuto attuativo di prevalente interesse pubblico, valorizzato dal giudice nel suo pronunciamento assolutorio. Né lo stesso obiettivo pubblicistico potè dirsi realizzato in concomitanza di altri beni pubblici da tutelare, quali la sicurezza delle persone che avrebbero avuto accesso in quell'area certamente sensibile». E per tutti i motivi, anche tecnici, dettagliatamente esposti nel ricorso, la procura chiede alla Corte d'Appello di riformare la sentenza e ritenere Mascia e Antonelli colpevoli di abuso d'ufficio.