Processo Rigopiano, si entra nel vivo: tre pm per sostenere le accuse

23 Novembre 2022

A quasi 6 anni dalla tragedia, oggi la discussione con il rito abbreviato: 30 imputati rappresentanti di Regione, Provincia, Comune e Prefettura

PESCARA. Da questa mattina nel processo con il rito abbreviato davanti al gup Gianluca Sarandrea sul disastro di Rigopiano, dove 29 vittime rimasero sotto le macerie dell’hotel distrutto da una valanga il 18 gennaio del 2017, si entra nella fase calda della discussione, quella che i familiari delle 29 vittime attendono da circa sei anni, con l’auspicio che venga fatta giustizia per i loro cari che non ci sono più.
La pubblica accusa entrerà nel merito di una montagna di ipotesi di reato contestate ai 30 imputati (29 persone fisiche e una società) che devono rispondere a vario titolo di disastro colposo, omicidio e lesioni plurime colpose, abusi edilizi, falso, oltre al depistaggio, per spiegare al giudice il perché, secondo la ricostruzione della procura, gli imputati dovrebbero essere condannati per una lunga serie di omissioni e non solo, che poi sfociarono nella tragedia dell’hotel distrutto dalla valanga. Una mole di lavoro per la quale i tre magistrati che si alterneranno nella discussione: il procuratore Giuseppe Bellelli e i sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni, avranno la possibilità di sviscerare nell’arco di tre udienze consecutive che sono state appunto riservate ai loro interventi e a parte degli interventi delle 112 parti civili costituite. Una imponente ricostruzione dei fatti, delle circostanze e delle supposte omissioni.
La procura esaminerà ogni singola posizione degli imputati che sono rappresentanti delle varie istituzioni coinvolte: Regione Abruzzo, Provincia, Comune di Farindola, Prefettura e altri soggetti (tecnici e non) che svolsero un ruolo in questo disastro. Una montagna di carte che ha reso necessario una divisione dei compiti fra i tre magistrati.
E quindi, con ogni probabilità, si partirà dall’evento tragico della valanga, approfondendo le posizioni di Provincia e Comune di Farindola. Un aspetto che curerà il pm Anna Benigni e che rappresenta forse la parte più corposa del processo, in quanto scenderà nello specifico di chi avrebbe dovuto fare determinati passaggi e non li fece, con particolare riguardo soprattutto alla questione dell’unica strada che portava all’hotel e che la notte tra il 17 e il 18 gennaio divenne impraticabile, lasciando intrappolati ospiti e dipendenti della struttura, puntando il dito anche su quell’ampliamento dell'hotel fatto nel 2016, che non doveva essere autorizzato proprio perché quella era una zona a rischio, come hanno detto anche i periti del gup.
A seguire, sarà il collega Papalia ad affrontare le questioni legate ai dirigenti e funzionari della Regione Abruzzo, parte incentrata molto sugli aspetti più tecnici relativi, in particolare, alla mancata realizzazione della carta pericolo valanghe. Esaminando anche il ruolo determinante riservato dalla legge alla Prefettura, riguardo all’emergenza e al come sia stata o meno affrontata dal prefetto Francesco Provolo e dai suoi collaboratori più stretti. Infine, tutti gli aspetti che riguardano il depistaggio contestato ai sette prefettizi. E questo delicato capitolo sarà trattato e approfondito dal procuratore Bellelli. L'accusa ha previsto anche la proiezione di una serie di slide che dovrebbero contribuire a comprendere meglio alcuni aspetti della vicenda.
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