Processo Rigopiano, si va verso un altro slittamento

23 Giugno 2020

L’udienza del 10 luglio potrebbe essere rinviata a settembre: l’aula del Tribunale  non garantisce il distanziamento, ma mancano fondi e i tempi per allestire il Palasport

PESCARA. Resta un forte punto interrogativo, che difficilmente potrà essere sciolto in tempi rapidi, sul fatto che il 10 luglio si potrà tenere l'udienza programmata davanti al gup sul disastro di Rigopiano. Sono tutti motivi squisitamente tecnici, legati al problema Covid, che prevedono delle soluzioni a lungo termine. Ma andiamo per ordine.
La data del 10 luglio era stata fissata in piena emergenza coronavirus, proprio nella speranza che, superata l’emergenza fissata dal decreto legge sulla pandemia che scadeva il 30 giugno, si potesse arrivare a celebrare comunque quella delicata e complessa udienza.
Poi, la data del 30 giugno è stata spostata al 31 luglio e adesso, dopo le forti prese di posizione dell’avvocatura, peraltro in grosse difficoltà economiche dovuta alla lunga sospensione delle attività forensi, sarebbe rientrata di nuovo nei termini precedentemente fissati al 30 giugno. Ma anche su questo manca l’ufficialità, che dovrebbe arrivare con la conversione di quell’ultimo decreto legge di anticipazione.
La conversione dovrebbe arrivare al massimo entro il 28 giugno, proprio a ridosso della data fissata per l’udienza. Quindi si aprono scenari diversi. In piena emergenza, infatti, l'avvocato Romolo Reboa, che assiste diverse parti offese del procedimento, aveva ufficialmente lanciato la proposta di spostare l’udienza in un cinema o un teatro (come era stato fatto per il processo Costa Crociere a Grosseto, quando non c'era il problema Covid), interessando della questione anche il Guardasigilli Alfonso Bonafede che, a sua volta, aveva scritto al presidente del Tribunale Angelo Bozza per accelerare nel trovare una soluzione al problema. E Bozza si era subito attivato, riuscendo a trovare un accordo di massima con il sindaco di Pescara Carlo Masci, che prontamente aveva risposto mettendo a disposizione il Palasport Giovanni Paolo II, con una capienza tale da poter ospitare le circa 255 persone che normalmente partecipano all'udienza: oltre ai 30 imputati ci sono i loro difensori, spesso più di uno, e oltre 120 parti civili con un lungo seguito di avvocati, senza contare le parti offese, i familiari delle 29 vittime.
Il Comune di Pescara metterebbe a disposizione la struttura e anche il personale necessario per allestire e smontare, ogni volta che si tiene l’udienza preliminare, l'arredo necessario per ospitare tutti, nel rispetto del distanziamento sociale. Un centinaio di postazioni nel parterre, e le rimanenti sugli spalti. Ma tutto questo ha un costo, e neppure minimo, visto che si parla di alcune migliaia di euro per ogni udienza, considerando anche le spese di riscaldamento o raffreddamento. Così il presidente Bozza ha immediatamente interessato il ministero della Giustizia, sia per avere l’autorizzazione a tenere l’udienza in una palestra e non nelle aule di palazzo di giustizia, sia e soprattutto per ottenere i fondi necessari. E l’interlocuzione con il ministero sta andando avanti, considerando che un funzionario ha contattato il tribunale per conoscere nel dettaglio i termini della questione, anche se fino a oggi una risposta da Roma non è ancora arrivata. E quindi, se la conversione del decreto legge sull'anticipazione della fine dell’emergenza dovesse uscire nei termini, e quindi entro il 28 giugno, pur ottenendo i fondi necessari per allestire il Palasport, non ci sarebbero i tempi tecnici per effettuare le notifiche indispensabili per avvertire tutti dello spostamento della sede del procedimento: notifiche che comporterebbero almeno un paio di mesi. Ed ecco che lo slittamento della data del 10 luglio (presumibilmente a dopo il 10 settembre) diventa un fatto quasi scontato.
Volendo invece mantenere la data fissata per la celebrazione dell'udienza nell'aula del tribunale, verrebbe meno la possibilità di rispettare il distanziamento sociale che resta ancora in piedi, visto che nell'aula si potrebbero posizionare al massimo un centinaio di postazioni a fronte delle 255 necessarie. Come si vede, tutto è ancora indefinito anche se il tribunale si sta impegnando a fondo per trovare una soluzione, nel rispetto delle disposizioni per il Covid.
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