Processo sugli esami agevolati testimonia il professor Paolone
PESCARA. Testimone eccellente, ieri mattina nell’aula del tribunale che si sta occupando di un processo parallelo a quello già definito nei confronti del professor Luigi Panzone (che gli è costato...
PESCARA. Testimone eccellente, ieri mattina nell’aula del tribunale che si sta occupando di un processo parallelo a quello già definito nei confronti del professor Luigi Panzone (che gli è costato una condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione), il docente di tecnica bancaria finito nei guai per aver agevolato alcuni esami universitari a studenti particolari come l'ex sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi e un imprenditore, anche lui foggiano, Michele D’Alba.
Ieri, sul banco dei testimoni è stato chiamato l’ex prorettore dell’epoca, e preside della facoltà di Scienze manageriali, il professor Giuseppe Paolone. La sua testimonianza non ha apportato però molto al processo. L’ex preside ha precisato che esisteva una sorta di regolamento interno che assegnava una certa autonomia ai docenti per la gestione delle prove scritte e quelle orali degli esami. Se poi la prova scritta valeva anche come orale, allora la verbalizzazione era immediata. Altrimenti si poteva verbalizzare anche dopo. «Non posso escludere», ha detto Paolone, «che ci fossero insegnamenti per i quali si procedeva con verbalizzazione ex post».
L’udienza è stata poi aggiornata al prossimo 19 marzo con l’escussione di altri testimoni e l’esame degli imputati. Fra gli imputati, oltre ai due citati foggiani, c’è anche la compagna del professor Panzone, Joelle Toutou. L’inchiesta originaria nacque per accertare la veridicità degli esami sostenuti dall’ex parlamentare Giorgio D'Ambrosio e poi si allargò, oltre agli odierni imputati, anche a un altro docente (che a suo tempo patteggiò la pena) e a un’assistente. Panzone, secondo l’accusa, si sarebbe prestato ad agevolare questi personaggi perché pieno di debiti. Da Riccardi (che deve rispondere oltre che di corruzione e falso ideologico, anche di peculato per la macchina del Comune usata per i viaggi di studio a Pescara), stando all’accusa avrebbe ricevuto una promessa di 50 mila euro, mentre da D’Alba di 13 mila euro. (m.cir.)
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