Prof filmati in classe e foto osè E per i ragazzi note e sospensioni
Anche nelle scuole pescaresi la gestione dei cellulari è diventata una battaglia quotidiana Ma molti dirigenti provano la carta della formazione, con corsi sul corretto uso degli smartphone
PESCARA. «Spegnete i telefonini e metteteli nello zaino, se li vedo in giro parte la nota». In classe si difendono come possono i professori dalla giungla dei telefonini in mano ai ragazzini. Una giungla che sulla carta è regolamentata dalla circolare del ministero che impone alle scuole di vietare l’uso dei cellulari in classe, ma che di fatto è invece dominata dalla legge del più furbo, del più veloce, in questo caso del più tecnologico, tenendo conto che, secondo uno studio dell’università di Firenze, il 95 per cento dei 12enni possiede uno smartphone. Le cronache nazionali, ultima quella dei 22 studenti tra i 12 e i 15 anni sospesi per aver filmato i prof in classe deridendoli sui social, sono piene di video rubati durante le ore di lezione in cui si mette alla berlina il tal professore o si umilia con pratiche di vero e proprio bullismo il compagno più indifeso. Ma che cosa succede nelle scuole pescaresi? L’indagine ha trovato molte risposte, ma tutte, sia da parte dei genitori che da parte dei professori, concesse solo in cambio dell’anonimato. «Io non mi faccio scrupoli», rivela un’insegnante di un istituto superiore, «mi baso sul regolamento della scuola. E cioè che l’uso dei telefonini è vietato e dunque se li becco gli metto una nota. E se ne mettono tante. Ma se il ragazzo continua si può arrivare anche alla sospensione. Purtroppo però le classi sono affollate e diventa difficile controllare tutti, soprattutto durante i compiti in classe. Perché poi ti fanno vedere un telefonino, ma magari ce ne hanno un altro. E poi», prosegue la docente, «con le lavagne multimediali, anche il wi-fi va incontro agli studenti. Perché la password della scuola è segreta e cambia ogni 15 giorni ma, non si sa come, loro riescono a scoprirla. Io li faccio mettere negli zaini perchè custodire i telefonini è una responsabilità. «Alla media Mazzini li fanno mettere in una scatola», riferisce una mamma, M.B., «ma è una responsabilità gestirla per tutta la mattinata: una volta la scatola è caduta a un’insegnante e lei è sbiancata». E a proposito della Mazzini, a sentire la mamma, è una delle scuole più “calde” in materia di telefonini, nonostante il rigido regolamento che la dirigente scolastica Maria Rosaria Colangelo arricchisce con progetti e interventi (ce ne sarà prossimamente uno con la polizia postale) per sensibilizzare e affrontare con ragazzi e insegnanti il tema del cyber-bullismo. «In classe di mia figlia», va avanti la mamma, «i ragazzi fanno quotidianamente i filmati che poi fanno girare sui telefonini. Addirittura i bagni sono sorvegliati e chiusi a chiave per evitare il ripetersi di episodi, con foto osè, come negli anni scorsi». Un’altra mamma: «Io le ho scoperte sul telefonino di mio figlio e da allora gli controllo il cellulare a sorpresa».
Anche alla Tinozzi i telefonini vanno spenti, e messi in una scatola e poi nell’armadietto. «I ragazzi», dice un’insegnante, «sanno che se li becchiamo con il telefono glielo sequestriamo e poi devono mandare un genitore a riprenderlo. Ma cerchiamo di lavorare sulla consapevolezza dell’uso di questi mezzi. Abbiamo le classi che usano i tablet». Ma spesso non basta. All’istituto tecnico Di Marzio, ad esempio, negli anni scorsi c’è stato il caso di una professoressa presa di mira dai ragazzi che la riprendevano durante i suoi vani tentativi di gestire la classe. Video che finivano sui social con commenti ai danni della prof. «La gestione dei telefonini è difficilissima», ribadisce un’insegnante, «durante il cambio dell’ora in una classe è successo anche che hanno fotografato pagine dei registri».
E i genitori? «Spesso sono i primi a indurre i figli a usare i telefonini in classe, mandandogli messaggi durante le lezioni». Perché è proprio l’ansia dimamma e papà ad “armare” i figli con telefonini sempre più tecnologici che, nel caso della media Pascoli, se usati in classe vengono sequestrati e portati in presidenza; si convocano i genitori e davanti a loro vengono aperti video e foto. Ma è una battaglia quotidiana persa in partenza. Come dice una professoressa: «Ormai i ragazzi sono completamente dipendenti. Se lasciano un libro in classe lo recuperano il giorno dopo, ma se lasciano il telefono dopo due minuti sono già tornati a riprenderlo».

