Prof, la protesta dei 400 «Posto fisso a Pescara»

Gli insegnanti di sostegno saranno alla manifestazione del 28 ottobre a Bari «In Abruzzo ci sono 500 posti liberi, tra un anno non vogliamo tornare al Nord»
PESCARA. Hanno ottenuto l'assegnazione provvisoria e ora chiedono la stabilizzazione del posto. I nastrini rossi abruzzesi si sono uniti nella lotta alle migliaia di insegnanti deportati del centro sud che la prossima settimana manifesteranno a Bari davanti alla sede della regione Puglia. In Abruzzo sono circa 400, su 900 posti disponibili, i professori, in gran parte di sostegno, che hanno preso servizio nelle scuole del nord il 1° settembre scorso e rientrati a casa in ventina di giorni.
Restano ancora circa 500 cattedre che potrebbero essere assegnate a tanti docenti precari. Continua la battaglia, avviata due mesi fa, degli insegnanti trasferiti per effetto della legge sulla Buona scuola e riavvicinati alle famiglie con un provvedimento ministeriale d'urgenza.
Venerdì 28 ottobre una delegazione di venti nastrini rossi (simbolo del legame con la propria terra d'origine), capeggiata da Francesca Carusi, responsabile del movimento regionale, affiancherà i colleghi della Campania, Sicilia, Basilicata e Calabria nella manifestazione di protesta, prevista per le ore 18, e organizzata in vista dell'appuntamento del 2 novembre prossimo, quando le organizzazioni sindacali e il Miur (ministero Istruzione, università e ricerca) decideranno le sorti dei docenti deportati con la nuova mobilità.
All'incontro barese sono state invitate le sigle sindacali che sederanno al tavolo della trattativa con il ministro Stefania Giannini «per chiedere anticipazioni in merito alle soluzioni che verranno proposte per ristabilire giustizia ed equità di trattamento».
«Non vogliamo sembrare persone che non si accontentano mai», mette le mani avanti Carusi, 38 anni di Montesilvano, prof di storia dell'arte con specializzazione in sostegno, inviata di ruolo al liceo classico e linguistico Mamiani di Pesaro che a Bari sarà accompagnata, tra gli altri, da Carolina Versi, Mario Depedri, Pasquale Spina, Ernesto Caranci, Yara Colantoni, «ma la richiesta di stabilizzazione del posto non è un capriccio. Siamo insegnanti di ruolo che hanno ottenuto per tre anni l'assegnazione della cattedra nelle scuole del nord, dove ci sono più posti liberi e meno docenti. L'ottenimento dell'assegnazione provvisoria, e quindi del ritorno a casa per quest'anno, non ci mette al riparo da un’eventuale, anzi assolutamente certa, ripartenza verso il settentrione agli inizi del prossimo anno scolastico. Per tre anni, ogni anno, saremo costretti a rifare le domande di assegnazione provvisoria per riavvicinarci vicino a casa e famiglie. Siamo consci del fatto che la stabilizzazione sarà per il ministero fonte di notevole esborso economico, ma in questa situazione ci sentiamo molto precari di ruolo». A tal proposito, Carusi, impiegata alla Di Marzio-Michetti di Pescara e all'Itc Alessandrini di Montesilvano, tiene a precisare che «stiamo lottando anche per loro che talvolta ci contestano. In Abruzzo ci sono ancora circa 500 cattedre libere, molte delle quali potrebbero essere assegnate ai precari. Tante scuole, mi risulta anche nel Teatino, sono ancora senza insegnanti. Il governo vorrebbe assumere da 10 a 25 mila docenti non di ruolo, vedremo».
Carusi spiega l'importanza del posto fisso: «La stabilizzazione è importante perché si creano più posti di lavoro, garantisce la continuità didattica con gli alunni e ristabilisce il senso di giustizia dopo aver subito una disparità di trattamento, oltre al fatto che staremo accanto alle famiglie». A settembre, in piazza Salotto, i nastrini rossi avevano organizzato una manifestazione di protesta pacifica portandosi dietro i figli. I bimbi avevano sfilato in corteo con i cartelli appesi al collo: "Mamma non partire", "Il mio papà lavora a Pescara, la mia mamma a Venezia: perché?”.
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