Prof no pass, la punizione è doppia

Se il docente sospeso si mette in regola, deve attendere la fine della supplenza
PESCARA. Green pass a scuola: non basta ottenere il certificato per rientrare subito in classe.
Il personale scolastico sospeso per mancanza del pass non viene reintegrato contestualmente dopo aver ottenuto la certificazione verde ma dovrà attendere la scadenza del contratto di chi è stato chiamato per la sostituzione. Il rientro del docente o dell’amministrativo Ata sospeso «potrà avvenire con certificazione verde valida e alla conclusione della supplenza conferita per sostituirlo», ma la durata della supplenza non può andare oltre i 15 giorni.
È questa la precisazione contenuta in una circolare diffusa dal ministero dell’Istruzione che ha già fatto scattare un campanello d’allarme nei sindacati. Dunque, la sospensione della retribuzione e di ogni altro compenso o emolumento, oltre che del servizio valido ai fini pensionistici, va oltre il periodo effettivo di reale mancanza della certificazione verde. Il personale che ha ottenuto il Green pass deve infatti attendere ulteriormente, fino a che non scade la supplenza del suo sostituto.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), sostiene però che «per garantire diritto allo studio e continuità del servizio si sta pregiudicando il più elementare diritto dei lavoratori: quello alla garanzia del posto di lavoro e dello stipendio collegato. Rendere ultrattiva una sanzione già, a nostro modo di vedere, penalizzante e discriminatoria, quella legata alla mancata presentazione del Green pass, rappresenta un atto grave contro il quale ci batteremo in tutte le sedi possibili, ad iniziare da quelle giudiziarie». Secondo il sindacato in questo modo «si continua a portare avanti una politica sempre più ingiusta, verso chi per mille motivi non può o non vuole vaccinarsi. Arrivare a negare l’immediato rientro sul posto di lavoro, anche in presenza del Green pass, rappresenta una violazione del diritto lavorativo». Per questi motivi, l’Anief annuncia di voler impugnare una norma che ritiene vessatoria verso il personale scolastico. (m.d.n.)

