Profughi in fuga verso l’Abruzzo: un piano su alloggi, cibo e vaccini

5 Marzo 2022

Marsilio commissario dell’emergenza. Ad Avezzano uno dei due centri italiani per gli aiuti 

L’Italia e l’Abruzzo si preparano all’accoglienza dell’ondata di profughi dall’Ucraina in fiamme, che si stanno accalcando oltre i confini polacchi, rumeni, moldavi e ungheresi. Ieri il Governo nazionale ha allertato prefetture e Regioni e il capo del Dipartimento di Protezione civile Fabrizio Curcio ha firmato l’ordinanza che individua i governatori come commissari con il compito di «coordinare l’organizzazione del concorso dei rispettivi sistemi territoriali di protezione civile negli interventi e nelle attività di soccorso ed assistenza alla popolazione proveniente dalla guerra».
Per l’Abruzzo il commissario è quindi il presidente della giunta regionale Marco Marsilio, che ha convocato per martedì l’unità di crisi per delineare il piano di accoglienza. Già in corso, invece, il censimento delle possibili strutture abruzzesi che ospiteranno i profughi. Al vaglio anche il ruolo dell’Interporto di Avezzano, che in ogni caso resterà uno dei due poli nazionali principali per l’invio degli aiuti in Ucraina e nei paesi confinanti. «Siamo pronti a tutte le evenienze e a fare il più possibile», ha commentato Marsilio.
L’ONDATA IN ARRIVO
«Finora gli ucraini che sono arrivati avevano già rapporti familiari in Abruzzo e hanno trovato immediata ospitalità. Ma questo è stato solo l’inizio», ha continuato Marsilio, «il problema vero è capire quanti ne arriveranno, quanto durerà questa emergenza e se la guerra durerà o si arriverà alla pace, perché se il conflitto dovesse durare comporterebbe milioni di profughi in tutta Europa e un impatto notevole anche nel nostro territorio».
Come ha detto Curcio in conferenza stampa, dallo scoppio del conflitto sono arrivati finora in Italia quasi 10mila ucraini – in gran parte donne e bambini –, soprattutto attraversando in auto la frontiera terrestre italo-slovena. Di questi, 2.500 negli ultimi due giorni. «Arrivano con flussi che risultano al momento gestibili. Se poi i numeri dovessero crescere dobbiamo attrezzarci da un punto di vista operativo», ha detto il capo della Protezione civile.
IL PIANO REGIONALE
Per questo, prima della firma dell’ordinanza da parte della Protezione civile nazionale, le Regioni hanno accordato l’impegno a individuare il maggior numero di spazi dove ospitare i profughi provenienti dall’Ucraina. In Abruzzo il piano sarà definito martedì. Nel frattempo si sta compiendo una sorta di censimento dei posti letto utilizzabili. Innanzitutto dei centri di accoglienza nei Comuni, che fanno parte di una rete che non ha mai smesso di funzionare. Un censimento è in corso anche per gli alloggi disponibili nel progetto Case dell’Aquila. Nel frattempo si valuta anche l’opportunità di allestire una tendopoli nell’Interporto di Avezzano, come accaduto per i profughi provenienti dall’Afghanistan, ma l’ostacolo sono le temperature rigide di queste settimane. Al vaglio del piano abruzzese ci sono poi le caserme dismesse, che rappresenterebbero però l’ultima ipotesi solo in caso di un’emergenza di proporzioni enormi. Gli hotel, invece, non dovrebbero essere utilizzati per accogliere i profughi dall’Ucraina.
Oltre alla Regione e al commissario Marsilio, però, l’ordinanza della Protezione civile affida un ruolo fondamentale anche alle Prefetture. Raccordandosi con i commissari, queste dovranno fronteggiare le esigenze di accoglienza degli ucraini, a partire dalle operazioni di identificazione, mediante la rete dei centri Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e la rete Sai (Sistema accoglienza e integrazione). Sono anche previste deroghe al Codice degli Appalti, in caso di afflussi massicci, così come la possibilità di utilizzare le strutture già allestite nei mesi scorsi per far fronte alle fasi acute dell’emergenza sanitaria.
LE MISURE ANTI-COVID
Ma c’è anche la pandemia da fronteggiare. Tra le prime necessità individuate da Regioni e Protezione civile nel piano di accoglienza degli ucraini, quindi, c’è quella di monitorare in tempo reale l’arrivo dei profughi e garantire di conseguenza la tutela sanitaria tramite screening e tamponi. Inoltre, verrà garantita la possibilità di vaccinarsi nelle strutture della Regione. «È probabile che tra gli ucraini che arrivano in Abruzzo ci sia una percentuale di vaccinazione bassa», ha detto Marsilio, ricordando come nel paese dell’Est Europa la popolazione coperta è solo il 34% del totale, «in queste ore stiamo interloquendo con il Governo per capire come muoverci in tal senso. I vaccini li abbiamo, anche per affrontare un’eventuale campagna di vaccinazione per i profughi e da questo punto di vista ci stiamo attrezzando per poterlo fare. Attendiamo di definire insieme al Governo le modalità operative burocratiche e amministrative perché si tratterà di identificare le persone, capire come classificarli in quanto soggiornanti temporanei e dunque attivare una macchina operativa e nei prossimi giorni ci faremo trovare pronti».
Intanto, secondo l’ordinanza della protezione civile, fino al 31 marzo i profughi ucraini dovranno esibire un certificato di negatività al tampone per il Covid per gli spostamenti in Italia. Mentre le Asl sono state allertate da una circolare del ministero affinché si predispongano risorse per garantire tamponi e vaccini anti-Covid e di routine ai rifugiati.