Progetto bis per bonifica del sito: teli e alberi, via i terreni inquinati

23 Agosto 2024

I proprietari dell’area di via Lago di Campotosto aggiornano il piano dopo le richieste dell’Arta Conto alla rovescia per la conferenza dei servizi decisiva. Attesa per il sì del ministero dell’Interno

PESCARA. Un progetto bis per la bonifica del sito di via Lago di Campotosto. A presentarlo, nei prossimi giorni in Comune, sarà l’impresa Vega srl, proprietaria del terreno da 20mila metri quadrati a San Donato che dovrebbe ospitare 5 palazzi e, nei piani del sindaco Carlo Masci, anche la caserma dei vigili del fuoco. Un’operazione prioritaria per Masci che conta di firmare, entro meno di un mese e mezzo, un primo accordo di programma con il ministero dell’Interno: un’operazione, con una prospettiva decennale, che tira in ballo anche l’università d’Annunzio interessata a rilevare la sede dei vigili del fuoco di viale Pindaro per allargare l’ateneo. Lo “scambio” caserma-ateneo è al centro del dibattito politico pescarese.
LA BONIFICA L’operazione immobiliare della Vega prevede 5 palazzi su 10.278 metri quadrati mentre i restanti 10.279 sarebbero ceduti al Comune. Anziché un parco, includendo anche un altro terreno confinante, l’amministrazione Masci vuole dislocare lì la caserma. Ma il primo passo è ripulire il terreno dagli inquinanti. Il progetto per la bonifica del sito, ricalibrato dopo le richieste dell’Arta, sarà al centro di un’altra conferenza dei servizi, che dovrebbe essere fissata entro settembre: in quel vertice potrebbe arrivare il libera all’intervento o potrebbero essere richiesti ulteriori approfondimenti. Di certo, dai documenti già sottoposti al vaglio dell’Arta, emerge che la presenza di sostanze inquinanti è limitata a duemila metri quadrati su 20mila: si tratta della zona in cui insisteva l’ex Abbondanzia, “deposito di rottami a cielo aperto”. Una bonifica che si aggiunge a un altro intervento che, secondo gli atti depositati in Comune, è stato eseguito già: nel 2010, il sito di via Lago di Campotosto fu al centro di un’inchiesta dei carabinieri forestali per inquinamento ambientale e, dopo il sequestro, i proprietari di allora eseguirono un primo intervento di bonifica che quantificarono in 700mila euro: «Lo scotico del terreno», dice la relazione dell’analisi di rischio del 2015, «è riscontrabile in quanto il piano campagna risulta attualmente più depresso di circa un metro rispetto alla quota stradale». Nel 2021, poi, il sito è stato acquisito dalla Vega di Montesilvano.
TERRENO DA RIMUOVERE Secondo le direttive dell’Arta, l’intervento necessario è la rimozione del terreno contaminato. E questo prevede il progetto bis della bonifica che sarà esaminato a stretto giro. La relazione di revisione dell’analisi di rischio stilata dalla ditta Vega dice testualmente: «In sito è stata accertata la presenza di rifiuti interrati in corrispondenza dei saggi T03 e T07 localizzati limitatamente ad un orizzonte di modesto spessore compreso tra il terreno in posto ed uno strato superficiale di terreno di riporto, tali materiali rappresentano una sorgente primaria di contaminazione e pertanto se ne rende necessaria la completa rimozione».
CURA DEL VERDE Il progetto di bonifica prevede anche la fitodepurazione, cioè un sistema di depurazione delle acque sotterranee attraverso la messa a dimora di alberi e arbusti: una sorta di barriera naturale all’eventuale contaminazione. (p.l.)
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