«Pronti a restituire le fasce da sindaco»

11 Giugno 2017

Gli amministratori vestini annunciano che si rivolgeranno al capo dello Stato per difendere l’ospedale di Penne

PENNE. «Dobbiamo essere pronti ad andare a Roma, per riconsegnare le nostre fasce al Presidente della Repubblica. Non siamo più in grado di rappresentarla, la Repubblica, e di garantire il diritto alla salute dei nostri cittadini». Queste le parole del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, durante l'incontro che si è tenuto ieri mattina nella sala consiliare del Comune di Penne, su iniziativa del gruppo cittadino "Salviamo l'ospedale di Penne", per studiare come muoversi in difesa del presidio pennese, penalizzato dalla scure dei tagli. Oltre a Lacchetta e al sindaco di Penne Mario Semproni, erano presenti i sindaci, o gli assessori, di altri sei Comuni dell’area vestina: Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Elice, Vicoli, Picciano e Collecorvino e nella sala consiliare si sono ritrovate oltre 200 persone. «Spero che un giorno non si debba parlare di quello di Penne come di un ex ospedale», ha commentato Semproni. «Non pretendiamo di avere un ospedale con tutte le attività specialistiche, ma nemmeno un ospedale da campo».
Hanno preso la parola anche i cittadini, ex dipendenti dell'ospedale ed esponenti politici della zona. Tante le idee lanciate dai sindaci e dai rappresentanti del comitato di protesta: si è parlato, ad esempio, di una denuncia alla Corte costituzionale europea per la difesa dei diritti dei cittadini e di una manifestazione di protesta in Regione.
«Noi amministratori dobbiamo metterci la faccia, ma l'iniziativa deve essere popolare. Servono 5000 persone al nostro fianco. Il problema dell'ospedale di Penne non è una questione campanilistica e partitica ma un problema sociale», per il sindaco di Collecorvino Antonio Zaffiri. A sottolineare l'importanza del San Massimo anche il sindaco di Picciano Enzo Catani, che ha raccontato una vicenda personale. «Qualche tempo fa in ospedale hanno risolto un problema di salute a mio figlio in modo rapido e tempestivo. Non so cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stato l'ospedale di Penne», ha detto Catani.
Al momento i segnali non sembrano incoraggianti. L'ospedale San Massimo, che per i mesi di luglio ed agosto subirà l'accorpamento dell'area medica, con un unico reparto da 30 posti letto per Medicina, Geriatria e Cardiologia, sarà presto rimodulato come ospedale di area disagiata. Il ridimensionamento da ospedale di base ad ospedale di area disagiata, sul quale il 21 giugno si esprimerà anche il Tar (dopo il ricorso presentato dal Comune di Penne), porterebbe il San Massimo ad una pesante riduzione dei posti letto - dagli attuali 85 ai 36 programmati dal riordino - e ad una perdita importante di alcuni reparti. Non aiuta affatto la viabilità che, in più di un'occasione, ha creato difficoltà per gli interventi di primo soccorso.
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