Pronto soccorso, 10 ore per la Tac L’odissea di un’anziana di 83 anni

23 Dicembre 2018

La pensionata è arrivata in ospedale alle 11 di mattina per una ferita alla testa causata da una caduta La testimonianza della figlia: «Oltre a noi c’era gente inferocita dalla lunga attesa per una radiografia»

PESCARA. Una giornata in corsia in attesa di essere visitata per una ferita alla testa causata da una caduta: come se non fossero bastati il dolore e lo spavento, una 83enne di Pescara, che ieri è stata costretta a ricorrere alle cure del Pronto soccorso, ha dovuto fare i conti anche con una lunga e snervante attesa.
La signora è arrivata in ospedale intorno alle 11 del mattino, accompagnata dalla figlia intervenuta in seguito all’incidente di sua madre. L’anziana aveva perso sangue dopo l’incidente ed è stata subito medicata con una fasciatura per tamponare le escoriazioni provocate dalla caduta.
All’accettazione le è stato assegnato il codice verde, e gli è stato detto di aspettare perché, probabilmente, sarebbero stati necessari dei punti di sutura per completare l’intervento di medicazione.
La sala di aspetto del Pronto soccorso è però praticamente diventata la seconda casa dell’83enne per tutta la giornata, perché qui ha dovuto trascorrere il resto della mattinata e tutto il pomeriggio. Erano infatti da poco passate le 18, sette ore dopo il suo arrivo al pronto soccorso, quando finalmente i sanitari l’hanno visitata e le hanno messo tre punti, dopo una lunghissima attesa scandita da diverse richieste di chiarimenti e solleciti, che però non hanno sortito gli effetti sperati.
«Più volte abbiamo domandato al personale del front office quale fosse la situazione», racconta C.B., la figlia della donna, «volevamo sapere quanto ci fosse ancora da aspettare, facendo anche notare che mia madre ha una certa età. Tutto quello che ci è stato detto è solo che c’era da attendere e di avere pazienza».
L’odissea per la donna è durata per lunghe ore, fino alla sera. Dopo l’attesa per la visita, infatti, è iniziata quella per la Tac disposta dal medico. Esame fatto intorno alle 21, dopo circa dieci ore dal suo arrivo in ospedale. Poi, un’altra attesa, per la visita neurologica che alle 22 era ancora da fare. Fino all’epilogo: la decisione dei medici di trattenerla in osservazione per la notte.
«Durante l’attesa ho visto passare davanti a noi altri codici verdi senza un motivo logico apparente», lamenta la figlia della donna, «tra l’altro, non mi hanno fatto entrare nella stanza per la visita di mia madre, nonostante avessi fatto notare che soffre di demenza senile».
«A quanto pare non siamo stati soli noi ad avere dei problemi», riferisce ancora la figlia dell’anziana, «c’era gente inferocita che gridava di aver aspettato nove ore per una radiografia».
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