Pronto soccorso, parte la protesta La Asl: «Mancano cinque medici»

11 Giugno 2022

I cittadini si incatenano con Pettinari (M5S) per le lunghe attese nel reparto d’emergenza Il direttore dell’azienda sanitaria Ciamponi: «Assumeremo nuovo personale per ridurre i disagi»

PESCARA. «Creare mini pronto soccorso nei distretti sanitari per accogliere i codici bianchi e verdi; aprire le guardie mediche h24; incentivare economicamente i medici di Pronto soccorso (i compensi attuali sono di 60 euro l'ora e 480 il turno notturno, ndc) e stop al depotenziamento degli ospedali di Popoli e Penne». Sono le proposte, urlate al microfono dal vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (M5S), che ieri mattina è tornato a protestare davanti al Cup del Pronto soccorso, a distanza di poco meno di una settimana, contro la carenza di organici nel dipartimento di emergenza-urgenza di via Fonte Romana.
Con lui, dietro ad uno striscione con su scritto «Pronto soccorso vergogna, Marsilio e Verì dimettetevi», numerosi cittadini, provenienti anche da Sulmona e Penne, che hanno manifestato legati l'uno all'altro da una lunga catena. Presente anche il presidente di Codici Abruzzo, Giovanni D'Andrea. L'attacco di Pettinari alla Regione: «Qui c'è tanta gente indignata e arrabbiata, ognuno con il peso di una storia di malasanità. Diciamo grazie al lavoro del personale medico e infermieristico impegnato in un sovraccarico quotidiano di lavoro e chiediamo ai vertici regionali di potenziare la medicina territoriale con la creazione di piccoli pronto soccorso nei distretti sanitari per accogliere i codici bianchi e verdi allo scopo di alleggerire il carico al Pronto soccorso pescarese con i 100mila accessi annuali. Andrebbero aperte h24 le guardie mediche con un turn over maggiore di medici di base e il pre-triage dovrebbe essere affidato ai medici, non agli infermieri, per una corretta diagnosi di una patologia».
Mostra le braccia incatenate Antonio Di Muzio, ex medico legale della Asl pescarese, che con gli occhi umidi e il groppo in gola, dice: «Hanno tolto mia moglie malata da questo ospedale e l'hanno portata a Bolognano, al Paolo VI, dove opera un solo medico a turno per 50 pazienti. Ma che ci fa in una residenza sanitaria per anziani una persona di 70 anni che ha avuto una emorragia cerebrale? Sto cercando di portarla via, ma problemi di natura burocratica me lo impediscono». Giuseppina Papa, amica di famiglia di un 93enne ricoverato all'Obi del Pronto soccorso: «Sta lì da giorni, non riescono a portarlo in reparto perché mancano i posti letto». Raccontano le loro odissee anche Junio Araneo, Antonio Aielli, Ivano Giancola, Emiliano Ricci e Rossana Tullio.
La replica del manager Asl Vincenzo Ciamponi e del direttore sanitario Antonio Caponetti: «Il personale del Pronto soccorso pescarese è composto da 136 organici: a turno operano 75 infermieri, 40 oss e 21 medici, ma ne servirebbero altri 5 che è difficile trovare malgrado i concorsi e gli appelli. Il problema della carenza dei medici è sentito a livello nazionale. Tutti i pazienti che arrivano al Pronto soccorso vengono assistiti al meglio. Stiamo organizzando le turnazioni aggiuntive con i medici di Medicina generale e di Geriatria e, in ultima ratio, richiameremo i professionisti in pensione e introdurremo i servizi delle cooperative che sono però più costosi». L'assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, nei giorni scorsi aveva annunciato l'avvio di di bandi di concorso per medici stranieri ed extraeuropei. «Il problema c'è, stiamo cercando medici e posti letto. Ma questi attacchi al governo di centrodestra sono irresponsabili e hanno un impatto negativo sulla struttura di emergenza», chiude il consigliere regionale Guerino Testa.