Prostituta si ribella agli aguzzini Rapita in pineta, salvata a Gorizia

26 Giugno 2021

Una 21enne prova a sottrarsi ai due bulgari che la sfruttano, ma finisce sequestrata a bordo di un furgone Con messaggi e foto inviati a un’amica, riesce a lanciare l’allarme dal mezzo in fuga e scattano gli arresti

PESCARA. Sperava di liberarsi dai suoi sfruttatori, due uomini che la facevano prostituire portandole via tutti i guadagni e controllandola costantemente. Aveva deciso di andarsene, di sparire. E invece i due se ne sono accorti, l’hanno rapita e portata via da Pescara, verso la Bulgaria, per farle chissà cosa. L’ha salvata la polizia che, grazie a un lavoro di squadra meticoloso, ha rintracciato il furgone con i tre a bordo e ha arrestato i due, bulgari, Sergey Georgiev, 43enne, e Stiliyan Kostov, 35enne, che si muovono a Pescara da anni.
Rapimento e liberazione risalgono a domenica scorsa, come racconta Dante Cosentino, dirigente della squadra mobile di Pescara che ha lavorato a contatto diretto con molti colleghi, non solo pescaresi, di Volante, Mobile, Polstrada e polizia di frontiera di diverse località, per rintracciare il furgone nero in fuga. E ora parla di «un impegno corale», fondamentale per chiudere il caso come sperato, anche con il sostituto procuratore Fabiana Rapino che ha coordinato le indagini.
La 21enne bulgara è arrivata a Pescara i primi del mese con i due connazionali per una vacanza al mare. Un pretesto, capirà ben presto, perché viene avviata alla prostituzione e controllata ossessivamente dai due sfruttatori, che le chiedono 500 euro al giorno ma lei non supera i 300 e le restano solo i soldi per comprare le sigarette e pagare l’hotel. La donna che cambierà la sua vita è una bulgara di trent’anni, prostituta per scelta. La 21enne le confida di voler mollare tutto, per tornare nel suo paese, e porta le sue cose dall’hotel a casa della squillo trentenne. Il suo piano, però, viene scoperto: i due bulgari la raggiungono e la portano in pineta, la strattonano e poi la caricano su un furgone. Non le tolgono il telefono, e questa è la sua salvezza. Scrive un messaggio all’amica, che si rivolge alla polizia. È in quel momento, attorno alle 16, che si mette in moto una macchina complessa, che attraversa l’Italia, alla ricerca del furgone nero con targa bulgara diretto chissà dove.
I poliziotti della Volante rintracciano in via Marconi la prostituta che ha lanciato l’allarme e la portano in questura. Attraverso i messaggi che le chiedono di scambiarsi con la 21enne acquisiscono informazioni preziose perché la giovane rapita capisce di avere uno strumento prezioso tra le mani per farsi rintracciare. E così, di nascosto, invia non solo una sua foto (che può essere utile per le ricerche) ma anche due scatti per la localizzazione, uno all’altezza di Vasto Nord e uno a Francavilla sud (direzione nord). Il furgone, però, non si trova per cui scatta il tentativo di agganciare le celle radio base del telefono della 21enne che, nel frattempo, non risponde più ai messaggi. Gli investigatori della Mobile le fanno squillare il telefono a vuoto e scoprono che si sposta verso Bologna.
Quando si rifà viva, scrive all’amica in cirillico (la 21enne non parla affatto l’italiano), dice che la stanno portando in Bulgaria, chissà con quali progetti. Vengono allertate le questure e la polizia di frontiera di Gorizia e Trieste, nella speranza che il furgone nero venga intercettato prima che lasci l’Italia. Manca, però, un dettaglio prezioso e arriva da un poliziotto della Mobile: lui ha visto quel furgone sulla riviera sud nei giorni precedenti e un rapido recupero delle immagini delle telecamere della zona consente di scoprire targa e modello. Su quel furgone, emerge subito dopo, sono stati fermati in passato due bulgari. Le ricerche sono più mirate e al casello di Villesse, in provincia di Gorizia, dopo le 2 di notte, il furgone trova la polizia ad attendere i tre. Fuga finita, la ragazza è salva. Ha paura, scrive su un foglio di aver chiesto un passaggio ai due, pagando cento euro. Ma l’amica pescarese la convince a parlare. Si sfoga, racconta tutto alla Mobile di Gorizia, incastra i sequestratori - sfruttatori (uno ha 2000 euro in tasca), poi finisce in una struttura protetta. Scatta l’arresto per sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione. È l’epilogo di «un ottimo lavoro sinergico della polizia», commenta il vicario del questore, Alessandra Bucci. Finisce bene «una storia di solidarietà tra donne» e magari cambia il corso di una vita che «sembrava proiettata su sfruttamento e violenza».