Prostituzione al centro massaggi: in tre ora rischiano l’arresto a Pescara

L’appartamento a luci rosse in via Sacco. Si tratta di un pescarese residente a Spoltore, di una 56enne e di un 23enne entrambi di origine cinese. Avrebbero sfruttato le ragazze, agevolandone l’ingresso illegale in Italia. E spunta un’altra casa a Silvi
PESCARA. Tutto è partito da un arresto per l’esecuzione di una condanna definitiva che i carabinieri del Nor di Pescara eseguirono a carico di una cittadina cinese presso il suo appartamento di via Sacco a Pescara. Quando entrarono per eseguire il provvedimento i militari si resero subito conto che, dissimulata dietro quella che doveva essere una lecita attività di massaggi al corpo, si esercitava l'attività di prostituzione (videro clienti denudati e profilattici dappertutto).
L’ORGANIZZAZIONE
Da lì iniziarono le indagini che hanno ora portato a scoprire una organizzazione internazionale di sfruttamento della prostituzione cinese, per la quale il pm Gennaro Varone ha avanzato richiesta di arresti domiciliari per tre persone: due cinesi (X.C. e H.L.) e un pescarese (C.D.I.) che ora dovranno essere sentiti dal gip nel corso dell’interrogatorio preventivo finalizzato alla decisione da adottare come misura cautelare. Il pescarese di 49 anni residente a Spoltore e la tenutaria della casa (56 anni) sono accusati di sfruttamento della prostituzione, ma anche di «aver agevolato l’ingresso illegale in Italia di più donne di nazionalità cinese da avviare alla prostituzione». Il cinese, di 23 anni, risponde invece di concorso nello sfruttamento per aver acquistato un appartamento dove si esercitava la prostituzione, «per conto dell’organizzazione internazionale gerente la prostituzione, che concedeva in uso agli altri due indagati».
ANCHE A SILVI
Le indagini dei carabinieri avrebbero poi permesso di accertare che quello che accadeva a Pescara in via Sacco si duplicava a Silvi in un altro appartamento, il tutto sotto il capillare controllo dei due principali indagati che in tempo reale riuscivano a verificare, tramite delle telecamere, quello che accadeva nei due appartamenti e come si comportavano le prostitute cinesi. L’arco temporale accertato dalla procura va da agosto 2025 a maggio di quest’anno. Gli inquirenti avrebbero messo sotto controllo alcune utenze telefoniche e quindi avrebbero acquisito una serie di elementi che proverebbero l’attività illecita. Sono stati sentiti anche diversi clienti che hanno riferito di aver preso appuntamento tramite una utenza telefonica reperita on line «sul sito significativamente denominato “Bakekaincontri”: ed è proprio su questa utenza che sono state autorizzate intercettazioni delle relative comunicazioni».
L’ACQUISTO DELLA CASA
E i militari hanno ricostruito anche l’acquisto dell’appartamento di Pescara e il coinvolgimento del terzo soggetto cinese, il più giovane. L’immobile venne acquistato (come risulterebbe dall’Agenzia delle Entrate) il 18 ottobre del 2024 dal cinese più giovane, per 60 mila euro. L’acquirente, secondo la procura, «è certamente un intermediario consapevole dal momento che la provvista utile a coprire i bonifici è stata formata mediante un profluvio di accrediti pervenutigli sul suo conto postale da vari soggetti, quasi tutti di nazionalità cinese, con importi tra i 1.000 e i 7.000 euro. Ciò fa supporre che il soggetto sia effettivamente il terminale di una complessa organizzazione». Una volta acquistata la proprietà, questa viene concessa in comodato gratuito ad un’altra cinese, già condannata per la gestione di un centro di prostituzione, «attualmente ricercata per esecuzione di provvedimento di altra autorità giudiziaria», ma verosimilmente tornata in Cina. «La malafede di H.L. (l’acquirente ndr) è desumibile», scrive il pm Varone nella richiesta di arresti, «proprio da questo passaggio intermedio: con esso egli scarica su una donna introvabile la responsabilità della successiva consegna dell’immobile alla maitresse X.C.».
INTERCETTAZIONI E CLIENTI
A supportare le accuse ci sarebbero le «plurime ed inequivocabili comunicazioni intercettate tra la maitresse e i suoi clienti». Il pm sostiene che gli avvicendamenti di più donne, che la maitresse concorda con il pescarese, «sono desumibili sia dalle sommarie informazioni dei clienti abituali, i quali hanno riferito della presenza di prostitute diverse, sia dall’intercettazione delle comunicazioni telefoniche tra X.C. e C.D.I, nel corso delle quali i due concordano i rimpatri e i nuovi arrivi di prostitute».
I due discutono anche dei guadagni derivanti dalla prostituzione e anche della flessione economica dovuta alla scarsa affluenza di clienti». Poi le indagini arrivano fino a Silvi e i carabinieri scoprono che la maitresse aveva un secondo centro mascherato “Olistica...mente di...”, per sfruttare le sue connazionali. Ora la parola passa al gip Francesco Marino che, alla riapertura delle attività del tribunale a settembre, dovrà decidere sulla richiesta di misure della procura.

