Protesta con le “sirene” Grido di aiuto dei negozi

All’unisono, una quarantina di esercenti ha fatto suonare gli allarmi
PESCARA. Sabato mattina. Ore 10. Gli allarmi antifurto dei negozi, specie quelli del centro città, cominciano a suonare. Per cinque minuti le sirene dei dispositivi di sicurezza hanno dato voce all’esasperazione degli esercenti. Molti di loro sono chiusi dal 14 febbraio, altri come le palestre o le agenzie di scommesse anche da prima. E se l'abbigliamento, le calzature e le gioiellerie domani ricominceranno a lavorare, per altri le chiusure continueranno.
A promuovere la manifestazione sonora è stato Andrea Di Toro, titolare di un negozio di abbigliamento. «Sono contento dell’adesione che c’è stata», commenta. «Abbiamo pensato a questa formula di protesta per evitare assembramenti e non creare danni a nessuno, ma al tempo stesso per far sentire la nostra voce. Finalmente lunedì possiamo riaprire, ma non basta. Vogliamo gli indennizzi».
TAM TAM SUI SOCIAL L'iniziativa nei giorni scorsi è diventata virale tra i social e i canali di messaggistica, proprio per raccogliere quante più adesioni possibili. Circa una quarantina i negozi che nel centro di Pescara hanno attivato gli allarmi, ma qualche sirena si è sentita anche nei quartieri periferici. Ad aderire sono stati negozi di abbigliamento, di calzature, stabilimenti balneari, ristoranti, palestre. L’esasperazione è condivisa, i disagi sono gli stessi per tutti, tra incassi ridotti almeno del 30 per cento e le spese che invece continuano a restare invariate, con i costi di affitto e le utenze da pagare. «Ai negozi manca la liquidità. In un mese parliamo almeno di 15-20 mila euro di perdite», evidenzia Di Toro «e ci devono rimborsare di tutto quello che abbiamo perso in questo periodo di inattività, con indennizzi che vadano oltre il decreto ristori».
SABATO SI RIPETE «Chiediamo alla Regione di farsi portavoce, in modo incisivo, con il governo, delle lecite richieste che arrivano da tutte le attività che sono state ingiustamente chiuse», anticipa. «Ed è per questo che abbiamo deciso di riproporre questa stessa iniziativa anche sabato prossimo e tutti quelli che verranno in futuro, almeno fino a che non ci verranno dati gli indennizzi che ci spettano». Non ha esitato ad aderire alla protesta Olivia Chiarolla, titolare di Wp Store. «Sono quasi 40 giorni che siamo rimasti chiusi. E questo blocco è arrivato in concomitanza con la fine dei saldi, il che ci ha danneggiato fortemente. Lunedì riapriremo, ma questo non significa nulla a fronte di cinque settimane di incassi persi. Sono andati in fumo l'inizio e anche la fine dei saldi e abbiamo perdite nei fatturati che si aggirano almeno al 30 per cento. Abbiamo i negozi pieni di merce della collezione invernale invenduta. Dal governo ci sono arrivati ristori ridottissimi e dalla Regione il nulla più assoluto e di questo dovrebbe assumersi qualche responsabilità. Pescara è completamente in ginocchio. È una città spettrale», commenta amareggiata.
PORTA NUOVA Sirene attivate anche a Porta Nuova. «È stato un modo per farci sentire», evidenzia Simone Sablone di Masi Calzature. «Il nostro è un lavoro stagionale e con la chiusura dal 14 febbraio abbiamo perso la parte finale, che corrispondeva ai saldi. A questo dobbiamo aggiungere le chiusure a cui eravamo stati obbligati prima di Natale. Ci è stato impedito di lavorare per troppo tempo. Ora riapriremo, ma dobbiamo affrontare la nuova collezione senza incassi, con i magazzini ancora pieni dell’invernale invenduto. È già un miracolo essere riusciti a reggere e a non chiudere. Ci aspettiamo un rimborso di tutto quello che abbiamo perso finora. È l'unico modo per sopravvivere».
FIRENZE COME PESCARA Da Pescara, l'iniziativa degli allarmi si estenderà anche in altre città italiane, come Firenze, dove la prossima settimana al suono delle sirene si affiancherà anche il rumore dei clacson dei tassisti.

