Protesta degli agricoltori: «Manca l’acqua nei campi»

Francavilla, titolari di aziende agricole e sindaci insieme a una manifestazione «L’emergenza idrica fa morire le coltivazioni, intervenga il Consorzio di bonifica»
FRANCAVILLA. La carenza idrica di questi giorni non crea disagi solo alle diverse famiglie coinvolte, ma sta mettendo in ginocchio le attività degli agricoltori francavillesi e della Val di Foro, con i terreni ormai a secco. Sono centinaia le persone che da quasi una settimana lamentano il problema, tra piccoli agricoltori e aziende agricole, tutte persone che vivono con i prodotti della terra.
La mancanza di acqua deriva dalla siccità di questo periodo, con il Consorzio di bonifica che fino a questo momento non è riuscito a garantire nessuna alternativa, almeno per tamponare. Anche per questo ieri sera c'è stata una manifestazione pacifica a Francavilla, in contrada Santa Cecilia, alla presenza degli agricoltori, dell'amministrazione cittadina e dei sindaci di alcuni centri limitrofi coinvolti come Ignazio Rucci di Ripa Teatina, Piergiuseppe Mammarella di Vacri e Renato Sisofo di Villamagna, oltre a quello di Francavilla Antonio Luciani, all’assessore Luisa Russo e al consigliere di Miglianico Tommaso Palmitesta. La prima richiesta è stata la proclamazione dello stato di emergenza, visto che le colture, rimaste senz'acqua, hanno già iniziato ad appassire. «Visto che fino a questo momento nessuno ha mosso un dito, con lo stato di emergenza cerchiamo di aprire le porta a indennizzi e ristori», spiega il consigliere comunale Massimo Nunziato, anche lui presente all’incontro.
Già nei giorni scorsi il Comune, attraverso l'assessore Luisa Russo, ha fatto recapitare una lettera al Consorzio di bonifica, nella persona del presidente Mario Battaglia, per chiedere l'adozione di soluzioni alternative capaci di fronteggiare la grave emergenza idrica ed evitare la distruzione di ettari ed ettari di colture. Lettera che però ha sortito solamente la fissazione di un appuntamento per il 9 luglio, data che chi oggi protesta ritiene assolutamente lontana nel tempo, specie se l'assenza di acqua dovesse andare avanti. Il rischio infatti è che da qui a una settimana le varie piantagioni possano già essere morte.
«È vero che c'è carenza idrica, ma è altrettanto vero che le infrastrutture non sono idonee», sottolinea ancora Nunziato, «si parla tanto della valorizzazione dei prodotti locali e a km zero, come il nostro pomodoro a pera, poi però è sconcertante il silenzio delle associazioni di categoria davanti a una crisi come questa». Durante l'incontro le parti hanno anche avanzato proposte che potrebbero essere utili per superare il momento di difficoltà: tra queste la realizzazione di pozzi autonomi da cui attingere, ma servono aiuti. «Per scavare un pozzo servono dai 3 ai 10mila euro», conclude.

