Provincia: il selecontrollo funziona. Ma c’è chi protesta

PESCARA. È un bilancio considerato molto soddisfacente quello tracciato dalla Provincia sul cosiddetto selecontrollo dei cinghiali, secondo un piano di gestione quinquennale. Ma è un bilancio...
PESCARA. È un bilancio considerato molto soddisfacente quello tracciato dalla Provincia sul cosiddetto selecontrollo dei cinghiali, secondo un piano di gestione quinquennale. Ma è un bilancio che non coinvince tutti, e non sembra esente da critiche piuttosto serrate. Così, se per l’amministrazione del presidente, Antonio Di Marco, sono stati 312 i capi abbattuti dai sele-controllori nel 2015, di cui 146 su chiamata di agricoltori e amministratori comunali, la contabilità sugli ungulati abbattuti non sembra trovare unanimi riscontri. È il caso di Giuseppe Varrasso, agricoltore e allevatore di mucche da latte a Castiglione a Casauria. In una lettera inviata al governatore della Regione, Luciano D’Alfonso, Varrasso denuncia danni alle colture della sua azienda agricola, solo parzialmente indennizzati e, soprattutto, che negli ultimi tre mesi, a partire dal 10 marzo scorso, avviene «uno scaricabarile di competenze tra uffici regionali e provinciali». Risultato: «Sui terreni di mia proprietà», prosegue Varrasso, «a giugno, sono è stata abbattuta una decina di cinghiali, ma questa non è una soluzione giacché il numero degli ungulati, solo nella mia zona, è stimabile nell’ordine di un migliaio». L’allevatore prosegue che, davanti a quelle che definisce situazioni incresciose di pericolo per la sua attività agricola, la Regione gli ha consegnato due atti giudiziari per il bollo automobilistico non pagato due anni fa. «Sono creditore della Regione» attacca Varrasso, «per oltre 800 euro. Chiaro che in queste condizioni mi sentiorò autorizzato a non pagare il bollo».
Proteste a parte, per la Provincia, il selecontrollo funziona. Sonoi stati 85 i cinghiali abbattuti fino al 13 giugno 2016; 225 mila euro i danni conteggiati nel 2015, contro di 334 mila dell'anno precedente, con un risparmio di circa 110 mila euro circa. Secondo il presidente Di Marco, «il successo è dovuto all'adozione di un sistema di grande validità che consente di operare con criteri scientifici». E per Angelo Cardone, rappresentante della Provincia nell'Ambito Caccia di Pescara «il punto di svolta è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole».
L'attività di regolazione delle popolazioni di cinghiale è stata rivisitata e potenziata rispetto agli anni precedenti allargando il territorio di competenza e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori con utilizzazioni di specifiche task-force di selecontrollori. (w.te.)
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