«Pulizia dei tombini? Lavoro inutile»

3 Ottobre 2017

Rapposelli critica il Comune: «Non servirà, se l’Aca non pulisce le condotte»

PESCARA. «La task force della Attiva annunciata in pompa magna dal duo di assessori Blasioli-Marchegiani per pulire i tombini della città non è solo inutile, ma rappresenta uno sperpero di soldi pubblici». Lo sostiene il consigliere di Fi, Fabrizio Rapposelli, in risposta alla notizia della task force incaricata della pulizia dei tombini. Secondo il consigliere, «bonificare il primo tratto delle caditoie non servirà a nulla se l’Aca non interviene per pulire le condotte, come è stato sancito da una sentenza del Tribunale di Pescara del 2 settembre scorso che ha condannato la stessa Aca a pagare circa 39mila euro a un commerciante di via Marconi, riconoscendola responsabile dei disastrosi allagamenti del luglio 2012». Secondo Rapposelli, il Comune, «anziché dilettarsi in dichiarazioni-farsa e mandare a spasso gli operai di Attiva, dovrebbe pretendere dall’Aca la bonifica di tutta la rete dei sottoservizi per scongiurare futuri allagamenti».
Per il consigliere, «far passare un’iniziativa che rientra tra i compiti ordinari assegnati alla Attiva, che viene pagata dal Comune, come un’attività straordinaria significa non solo prendere in giro i cittadini, ma vendere fumo e nascondere la realtà.
In sostanza, il vice sindaco Blasioli e l’assessore Marchegiani hanno confessato che per tre anni e mezzo di governo la Attiva non ha mai pulito tombini, caditoie e bocche di lupo, piene addirittura di erbacce cresciute dentro, pur essendo pagata per farlo. E questa confessione da parte dei due amministratori è gravissima. Sicuramente chiederò di parlarne in Commissione ambiente. Anziché tacere la circostanza, i due assessori hanno esaltato l’iniziativa come un fatto straordinario ed esempio di eccellenza, mentre è semplicemente il simbolo della loro pessima gestione del territorio. Ma non basta: i due assessori hanno omesso di confessare anche perché sono stati costretti a far partire tale lavoro. A far scattare sull’attenti il Comune non è infatti stata una diversa programmazione delle mansioni da svolgere, ma proprio la sentenza emessa il 2 settembre scorso dal giudice Gianluca Falco».