Putiferio in ospedale La Asl: i responsabili ora dovranno pagare

15 Settembre 2024

Il manager: reazione inaccettabile, danni anche psicologici E Marsilio scrive al prefetto: ora un intervento forte e deciso

PESCARA. «Urlavano “Ce lo avete ammazzato, assassini”. Quaranta persone inferocite entrate alle 7 del mattino in Oncologia, urlavano contro il nostro personale sanitario, medici, infermieri, operatori e pazienti che sono ancora sotto choc dopo lo spavento di essere stati assaliti verbalmente e dopo che questa folla ha distrutto due porte e messo le suppellettili a soqquadro. Abbiamo riparato tutto, ma pazienti e operatori sono ancora molto scossi. I familiari della persona deceduta sapevano da tempo che il loro congiunto non ce l'avrebbe fatta, che l'esito della malattia era infausto, per cui tutto ciò che è accaduto è inaccettabile e ora speriamo che la giustizia faccia il suo corso».
IL RACCONTO DEL MANAGER È il racconto del direttore generale della Asl di Pescara, Vero Michitelli, il giorno dopo l’invasione di un gruppo di 40 persone di etnia rom, uomini e donne, nel reparto di Oncologia dove intorno alle 7 di venerdì, dopo aver appreso della morte del loro congiunto, un uomo di mezza età sottoposto a cure oncologiche, sono entrati in reparto urlando contro medici e infermieri “siete degli assassini”.
A riferirlo, secondo quanto ha appreso lui stesso, è proprio il manager della Asl: «Una folla di 40 persone che ti arriva addosso, ti fa paura. Questa gente ha minacciato e vilipeso verbalmente i nostri operatori che non possono essere ritenuti colpevoli della morte di un paziente, purtroppo in condizioni irreversibili tanto che ci aveva chiesto di tornare a casa». Non ce l'ha fatta, prosegue il manager, «perché la malattia si è improvvisamente aggravata» ed è stato necessario tenerlo in reparto. Mentre i fatti accadevano «hanno distrutto tutto, divelto due porte e messo a soqquadro le stanze», sono intervenuti i due agenti del posto di polizia ospedaliero e le guardie giurate che hanno allertato polizia e carabinieri. Tre volanti e uomini dell’Arma hanno riportato la calma e scortato la salma in obitorio» ripercorre Michitelli, «ringrazio le forze dell’ordine per la tempestività con cui hanno concluso l’intervento».
DANNI PSICOLOGICI E aggiunge: «Al danno delle attrezzature si aggiunge il anno psicologico, la paura che ancora oggi avvertiva (ieri ndc) il personale sanitario coinvolto», prosegue Michitelli che plaude al lavoro della security: «Abbiamo un posto di polizia con due agenti e le guardie giurate a presidio di reparti più sensibili, Psichiatria, Serd e Pronto soccorso. La vigilanza c’è ed è intervenuta tempestivamente anche ad Oncologia, luogo di grande sofferenza. Non posso trasformare l’ospedale in un fortino e mettere una guardia giurata in ogni reparto, non ci sono risorse sufficienti». Ma ora «ci costituiremo parte civile», annuncia, «spero in una applicazione di sanzioni nei confronti dei facinorosi e che la giustizia faccia il suo corso».
MARSILIOI CHIAMA FERDANI Sul caso interviene anche il presidente della regione, Marco Marsilio: «Ho chiamato il direttore generale della Asl, Vero Michitelli, per esprimere la solidarietà a tutto il personale colpito da questo vergognoso assalto e ho parlato con il prefetto Flavio Ferdani, al quale ho chiesto un intervento forte e deciso perché vengano puniti i responsabili di quanto accaduto. Gli autori di questo gesto totalmente ingiustificabile appartengono a un clan familiare ben noto alle autorità di pubblica sicurezza, i cui componenti non sono nuovi a questi atti di prepotenza e di violenza, in particolare nelle occasioni in cui qualcuno dei loro sodali accede al pronto soccorso. Questi gesti non possono restare impuniti».
L’APPELLO DI MASCI «Quanto accaduto», commenta il sindaco Carlo Masci, «è indicativo di un salto indietro a livello di civiltà e umanità, una retrocessione inaccettabile, una esplosione di violenza che non è ammissibile, tanto più in un reparto dove si respira sofferenza e dove il rispetto per i degenti dovrebbe essere massimo così come quello per il personale. Non è la prima volta che si verificano episodi del genere in ospedale, a Pescara, e proprio questo deve indurre alla riflessione e all’azione per tutelare tutti coloro che “vivono” i vari reparti delle strutture sanitarie della Asl. E voglio evidenziare che i pescaresi non si riconoscono in azioni di questo tipo». Infine: «A tutti coloro che hanno vissuto questa esperienza traumatica, va la mia solidarietà. E al personale della Asl va il mio incoraggiamento a continuare a lavorare per la salute dei cittadini».
SOLIDARIETÀ FDI Solidarietà al personale medico dell’ospedale di Pescara viene espressa da Massimo Verrecchia a nome del gruppo consiliare regionale di Fratelli d’Italia.