Puzza, furti e bivacchi «È una città allo sbando»

Residenti, negozianti e associazioni insorgono dopo le spaccate dell’altra notte «Più controlli o ci difendiamo da soli». E la Confcommercio scrive al prefetto
PESCARA. La puzza di urina si insinua negli angoli più di pregio, davanti ai portoni, lungo le strade dei negozi buoni. Ci mancava il caldo a smascherare, con i suoi odori, quello che già si vede tutti i giorni: una città allo specchio, popolata da gente che vive in quelle stesse strade, in quegli stessi angoli ma con regole diverse. Anzi, senza nessuna regola. Le spaccate dell’altra notte lo raccontano bene: il centro cittadino è diventato una terra di nessuno e i padroni sono quelli che non hanno nulla da perdere. Ma non sono solo «i romeni», «gli extracomunitari», «gli zingari», ma anche quei pescaresi, come si è scoperto in lacuni casi dei mesi scorsi, che se ne vanno in giro di notte ubriachi a sfondare vetrine per pochi spiccioli, tanto non succede niente.
È una città allo sbando dove c’è chi si sente libero di defecare in pieno giorno e in piena isola pedonale, e chi bivacca con le birre a terra intorno a un parco cittadino, quello di Santa Caterina, sfidando l’ordine e il rispetto di chi ci vive. La movida, i profughi, i nuovi poveri: di firme se ne possono leggere tante e tutte quelle che si vogliono, ma la foto è solo una: quella di una città che non solo non ha più regole civili, ma neanche chi le fa rispettare. L’esasperazione la raccontano i residenti, come quello di via Firenze, E.D., che dall’inizio di giugno ha chiamato almeno 20 volte, una sera sì e una no, polizia o carabinieri per quello che avviene fino all’alba lungo l’isola pedonale. «Dalle due di notte è un continuo di ubriachi che vengono a bivaccare davanti al locale della Sogeda aperto tutta la notte», riferisce esasperato, «e lì restano fino alle 5 del mattino a litigare, a tirare calci alle macchinette per prendere soldi, a fare i bisogni. Molti sono ragazzi, e sono quelli che urlano e se ne infischiano se gli dici di andarsene, poi ci sono tunisini, stranieri e senza tetto che fanno quello che gli pare. E così hanno rovinato la tranquillità di tutto il quartiere. E mai nessuno che passi, tra polizia e carabinieri. L’altra sera l’allarme della pasticceria Renzi, in via Roma, è partito alle 11 di sera, con i ladri in azione quando c’era ancora gente in giro. È così, non temono più niente». Lo sanno bene i commercianti, soprattutto quelli storici che hanno visto il salotto della città imbruttirsi fino a diventare un’altra cosa.
«Siamo nel degrado totale», protesta Adolfo Dolci, titolare del negozio di articoli sportivi di via Roma, «Pescara dopo le 19 si svuota, la gente ha paura, perché ti fermano con insistenza, con maleducazione, un continuo “dammi”. Ma pure alle 9 del mattino, dietro alla scuola di via Milano, c’è già il bivacco con le birre. Ho chiamato diverse volte la polizia, fanno a botte, urlano ma c’è una mancanza di controllo totale, roba che se pure acchiappi un ladro lo devi lasciare andare perché le forze dell’ordine arrivano dopo tre ore. Ma il vero scandalo», prosegue il commerciante, «è l’area di risulta dove la sera vedi gente tirare fuori i materassi e muoversi in mutande. E piazza Primo Maggio dove pure il parcheggio dopo una cert’ora è impraticabile. E poi certo che c’è puzza di pipì, colpa dei dilettanti allo sbaraglio che non sanno governare la città, colpa di chi non si decide ad andare a vedere davvero che succede la sera nell’area di risulta».
«Pescara sotto attacco», urla in una nota Massimiliano Pisani presidente della Confartigianato Commercio che torna a chiedere l’istituzione di un tavolo di confronto con le forze di polizia «per evitare che i cittadini e i commercianti inizino a difendersi da soli».
«Serve un maggiore coinvolgimento delle forze dell’ordine»; denuncia il presidente di Confcommercio Franco Danelli che ha scritto al prefetto «per arginare il fenomeno e favorire segnalazioni e interventi tempestivi».
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