«Può essere un’occasione per ripartire puntando tutto sulla qualità e sul merito»

23 Aprile 2020

PESCARA. Romolo e Aurelio Giansante gestiscono Stile2, un negozio dove i due fratelli accolgono i clienti per un taglio, un colore e un pieno di sorrisi e buonumore. Sono parrucchieri da sempre, ma...

PESCARA. Romolo e Aurelio Giansante gestiscono Stile2, un negozio dove i due fratelli accolgono i clienti per un taglio, un colore e un pieno di sorrisi e buonumore. Sono parrucchieri da sempre, ma ora si trovano di fronte ad una situazione mai vissuta prima.
«Certo, siamo preoccupati», ammette Aurelio. «Non abbiamo altri tipi di tutela, basiamo tutto sul lavoro. Però riconosciamo che bisogna agire in modo intelligente. Abbiamo scelto questa strada del lockdown, dobbiamo arrivare in fondo. Noi, artigiani, se ci ammaliamo, non possiamo più lavorare».
Sulla ripartenza, anche in questo settore, non si sa nulla. Né sulle tempistiche, né sulle modalità. I due fratelli cercano di sondare attraverso le associazioni di categoria. «Tra un po’ abbiamo un collegamento con la Cna nazionale, per cercare di capire qualcosa. Per noi, la cosa più importante è salvaguardare la salute, nostra e dei clienti. Faremo quello che si deve».
«Il problema più grosso», continua Aurelio, «sarà la gestione del lavoro. Facendo entrare solo due o tre persone alla volta, non potremo sovrapporre le lavorazioni come abbiamo sempre fatto».
E qui esce fuori il lato entusiasta del parrucchiere pescarese. «Io la vedo come una grande sfida», dice. «È l’opportunità di ripartire con un nuovo entusiasmo. Dobbiamo inventarla noi la nuova normalità. Gestire gli spazi, le metodologie di lavoro. Insomma, inventarci un mestiere nuovo».
Tra le proposte che arrivano dal mondo “acconciatori”, quella di allungare gli orari di apertura e rinunciare al giorno di riposo. Sicuramente, appena si riapre, ci sarà ressa. Tutti vorranno “rimettere la testa a posto”. «Per soddisfare tutte le richieste», continua Giansante, «dovremo inventarci un difficile mix: fare bene, tecnicamente, il nostro lavoro e rispettare ogni precauzione. Certo, se avessimo un aiuto reale da pare delle istituzioni...»
E sì, perché secondo Aurelio, le misure previste non sono risolutive per i problemi delle piccole imprese. «Siamo chiusi dall’otto marzo, ma paghiamo le bollette perché qui non è “zona rossa”. Personalmente, noi ce la facciamo, ma ci sono colleghi che non hanno i mezzi per andare avanti. I piccoli sono vulnerabili. Qualcuno rischia di andare sotto un treno». E continua: «Noi artigiani abbiamo sempre vissuto del nostro lavoro, siamo abituati a rimboccarci le maniche. Ma è necessario che il nostro lavoro sia remunerativo».
Sanificare dopo ogni cliente significa perdere tempo prezioso. Clientela scaglionata? Altro tempo prezioso. Per la riapertura, i fratelli stanno studiando diverse soluzioni: dai kit monouso con kimono e asciugamano alla possibilità di installare un impianto per la sanificazione e il trattamento dell’aria e delle superfici. Ma sono tutti costi in più. «L’idea è di creare un ambiente il più possibile sicuro: un luogo di relax e benessere. Punteremo sulla qualità del servizio».
Per la riapertura, come sempre, non si sa ancora. Forse il 4 maggio, forse il 25 maggio. Si va a interpretazione. I parrucchieri saranno sicuramente tra gli ultimi. Una cosa ci tiene a dirla, Aurelio. «Gli aiuti statali sono miseri e insufficienti, nelle tempistiche, per qualità e per quantità. Io mi sono sentito male quando mi hanno accreditato 600 euro: è la prima volta, da quando ho 17 anni, che i soldi non sono frutto del mio lavoro. Però per molti sono arrivati troppo tardi: soprattutto per chi non ha altri mezzi».
«Lo pseudo prestito? Le banche», spiega ancora, «si riservano si chiedere più garanzie rispetto a quanto comunicato in precedenza. E poi, quante sono le spese? E gli interessi? Non è chiaro, il tasso varia da banca a banca».
«Io penso», conclude Aurelio «che nel momento in cui lo Stato obbliga le imprese a chiudere, deve anche aiutarle a rimettersi in piedi. L’aiuto giusto sarebbe stato dare, a chi per due mesi ha perso tutto, una piccola somma a fondo perduto. Per non perdere le persone per strada. Questa poteva essere l’occasione per lo Stato di essere veramente vicino ai cittadini e far partire una stagione di rinascita, di benessere sociale e spirituale. Di solidarietà. Ripartiamo tutti da zero, sarà l’occasione di puntare sul merito, sull’impegno e sulla qualità». (s.d.n.)