Quagliariello avverte il Pd «L’accordo non si farà»

7 Febbraio 2018

Il candidato del centrodestra all’Aquila ribatte a Cialente: è indietro di 13 punti Dei 5 Stelle dice: non c’è la qualità di proposte e persone dietro il loro successo

PESCARA. Zittisce il Pd che l’accusa di assenteismo, dà la ricetta anti-M5S e smonta la grande coalizione. Gaetano Quagliariello, candidato all’uninominale Senato L’Aquila, risponde senza remore al Centro.
Cialente, il suo competitor del Pd, l’accusa di assenteismo in Abruzzo che l’ha eletto 5 anni fa. Come risponde?
«Comprendo il povero Cialente. Se fossi 13 punti indietro nei sondaggi farei anch’io delle forzature. Spero che la finisca, altrimenti gli farò arrivare un Pinocchio e un cavallino a dondolo per infantilismo acuto. Io sono qui, e sono sotto scorta, e questo dà anche la possibilità di controllare tutte le volte che sono stato in Abruzzo. Mi candido in Abruzzo senza paracadute. L’Abruzzo ha bisogno di un collegamento con il resto del Paese».
Che idea ha dei 5 Stelle?
«Sono il frutto della crisi democratica. Il loro successo non dipende né dalla qualità delle persone, né dalla qualità delle loro proposte. Chi vota 5 stelle vota contro gli altri. Posso dirlo con una metafora calcistica: in Italia le partite sono state vinte a lungo da chi segnava meno nella propria porta. A un certo punto a bordo campo si è presentato un terzo soggetto che ha sommato gli autogol dell’uno e gli autogol dell’altro. Quindi, in qualche modo, sono gli schieramenti tradizionali che devono cambiare e proporre una politica più seria».
Dai radicali a Idea, passando per Pdl, governo Letta ed Ncd. Perché ha cambiato tante volte?
«In gioventù sono stato Radicale. Per me quella è stata un’esperienza, anche di vita, fondamentale. Dopodiché si cresce anche per differenza con quella che è stata la tua esperienza giovanile, e io su moltissime cose ho preso distacco, addirittura critico. Ne ho parlato fino alla fine dei suoi giorni con Marco Pannella, con il quale ho sempre mantenuto i rapporti. Il mio è un liberalismo conservatore».
Ma da radicale fu tra i primi a parlare di biotestamento. Ora che c’è che ne pensa?
«Quando i diritti diventano leggi bisogna stare attenti. Io credo sia una cosa giusta che possa aiutare nel percorso più delicato dell’esistenza. Ma se la dichiarazione di volontà diventa disposizione allora le cose si complicano perché qualcuno decide su qualcosa che non conosce. Si rischia di cadere nella presunzione fatale».
E che cosa pensa dei sondaggi che la danno vincente?
«I sondaggi hanno sicuramente una base scientifica. Ci credo, ma non mi fido. Per questo farò campagna elettorale fino all’ultimo giorno. Riuscirò a vincere se darò fiducia agli elettori. Vincerò se riuscirò a far capire che questo territorio può ripartire, rimettendo in equilibrio il baricentro, cosa che secondo me l’ultima amministrazione regionale non ha fatto».
E del possibile accordo centrodestra-Pd?
«La grand coalition con Renzi non si può fare. Sì, è una cosa a cui un Paese può ricorrere. D’altra parte io sono stato ministro in un Paese governato da una grande coalizione. Ma oggi psicologicamente il partito di Renzi non reggerebbe una grande coalizione. Ora bisogna spingere l’acceleratore fino in fondo perché, dopo il 4 marzo, o ci sarà un governo di centrodestra o non ci saranno altri governi possibili».