Qual è il rischio di certe operazioni
Cosa dicono legge e un famoso giurista sui prestiti obbligazionari verso le società
PESCARA. La sottoscrizione di prestiti obbligazionari non rientra nelle funzioni creditizie ma nelle forme autorizzate di investimento del patrimonio di una Fondazione bancaria. Che però deve agire in modo molto prudente perché, nella sostanza, sempre di prestito si tratta, con un rischio a volte alto, anche se questo tipo di operazione è riconosciuto come una fonte di finanziamento delle Fondazioni. Questo dice la legge di riferimento che siamo andati a cercare insieme a una delle sue più autorevoli interpretazioni. Anche così si può pesare l’operato di Pescarabruzzo finita nel mirino della Commissione parlamentare d’inchiesta. La norma che stabilisce le regole è il Decreto legislativo numero 153 del 17 maggio 1999 che, nell’incipit, esclude non solo che le Fondazioni bancarie possano svolgere un’attività creditizia, ma anche che possano effettuare «qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretti o indiretti, ad enti con fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura, con eccezione delle imprese strumentali, delle imprese sociali e delle cooperative sociali».
Il fine è quello di impedire che le Fondazioni possano riprendere a svolgere un’attività bancaria. Ma lo stesso decreto concede un’apertura che possiamo spiegare attraverso l’interpretazione di un giurista, Vincenzo Calandra Buonaura, il presidente Carige scomparso un anno fa all’età di 74 anni.
«Non possano essere ricomprese nel divieto quelle operazioni finanziarie, quali la sottoscrizione di prestiti obbligazionari o di altri strumenti finanziari emessi da “società quotate”, riservate o meno a investitori istituzionali, che, pur costituendo una forma di finanziamento, non possono essere ricondotte all’esercizio di funzioni creditizie ma rappresentano una forma di investimento del patrimonio». Così scriveva l’esperto parlando però di società quotate. Ma nel caso della Dynamin Holding, Pescarabruzzo iscrive l’operazione nel capitolo di bilancio dei prestiti “non quotati” dove ritroviamo anche altre 13 società.
Arriviamo alla domanda: è possibile sottoscrivere questo secondo tipo di obbligazioni? La risposta in un protocollo d’intesa, quello tra l’Acri (l’associazione delle Fondazioni) e il ministero dell’Economia e Finanza, che non fa distinzione tra quotate e no ma comunque dice che «nella diversificazione del rischio degli investimenti la Fondazione opera affinché l’esposizione verso un singolo soggetto non sia complessivamente superiore a un terzo dell’attivo di bilancio».
Dal bilancio 2020 di Pescarabruzzo risulta che l‘attivo è di 262 milioni. Ma emerge anche che la Fondazione presieduta da Mattoscio ha dovuto svalutare quattro investimenti in società, Alitalia, Ferrarini, Micoperi e Maccaferri, sottoposte a procedure concorsuali. (l.c.)

