«Quando al suo posto c’era la casa del marchese Farina»

PESCARA. Il prima e il dopo del cementificio se lo ricorda bene Roberto Di Matteo che dal 1959, quand’è nato, abita ancora in via Raiale come molti altri Di Matteo. «Prima del cementificio», racconta,...
PESCARA. Il prima e il dopo del cementificio se lo ricorda bene Roberto Di Matteo che dal 1959, quand’è nato, abita ancora in via Raiale come molti altri Di Matteo.
«Prima del cementificio», racconta, «in quell’area c’era la tenuta di campagna del marchese Farina, una mezzadria di contadini, una casa bellissima a due piani, con frutteti intorno e il fattore che guardava i terreni del marchese. C’era l’argine, che fece costruire Mussolini per l’alluvione e che fu smantellato quando è stato fatto l’asse attrezzato. Era una zona verde, piena di frutteti e di coltivazioni. Negli anni Sessanta ci si giocava e si continuò a farlo anche quando arrivò il cementificio, perché inizialmente era di dimensioni ridotte. Ma piano piano si è allargato sempre di più, espropriando terreni. All’epoca c’era Cesare Cascini, che abitava proprio sotto il cementificio, fu uno di quelli a cui espropriarono il terreno ma non si diede mai pace al punto che, come si diceva, ne morì di crepacuore». Uno dei pochi a non arrendersi, perchè poi, come sottolinea Di Matteo, parecchi di quelli che lavoravano in campagna, con il cementificio trovarono lavoro e stipendio sicuri: «L’80 per cento della gente che abitava qui», spiega, «ci lavorava. E allora si taceva, perché il cementificio aveva portato i soldi nelle famiglie, era un posto di lavoro ambìto e sicuro. Anche se il rumore era forte, ci si conviveva, come si conviveva pure con la Fibronit, accanto al cementificio, che lavorava l’amianto. È vero che nel tempo hanno preso diverse misure all’interno del cementificio, ma i danni c’erano già stati. Tanto per capire: quando mio padre è morto, nel 1987, abbiamo rotto le botti dove per una vita aveva tenuto il vino e abbiamo scoperto che c’erano dieci centimetri di cemento depositato sul fondo. Papà s’è bevuto quella roba senza immaginare quello che c’era dentro». (s.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

