«Quando alla nostra festa vincevi un po’ di baccalà»

29 Luglio 2022

PESCARA. «Quando ero bambina si estraeva a sorte il nome dell’armatore che doveva portare il santo sulla barca. Tutta la marina si radunava davanti alla cantina di Ricuccio, l’ex Tartana in via...

PESCARA. «Quando ero bambina si estraeva a sorte il nome dell’armatore che doveva portare il santo sulla barca. Tutta la marina si radunava davanti alla cantina di Ricuccio, l’ex Tartana in via Gobetti, e tra un quarto di vino e gazzosa e l’altro, i nomi uscivano da tre sacchetti, come si fa con la tombola. Nel primo c’erano quelli dei pescatori, nel secondo le autorità prescelte a salire sulle imbarcazioni, Bacone, Catalogno, Paranza e tante altre, e, nel terzo, la banda che suonava alla festa». Gli occhi di Anna Rachele Palestini, 88 anni, quarta generazione di pescatori, madre di 13 figli (5 maschi tutti pescatori, Emilio, Alfonso, Alberto, Francesco e Lorenzo e 8 femmine, Antonietta, Santa, Tiziana, Aida, Laura, Alessandra, Daniela e Stefania) e nonna di 30 nipoti e 27 pronipoti, carattere fiero e volitivo, si illuminano al ricordo, nitidissimo, delle feste di Sant’Andrea del suo passato.
Alla vigilia dei festeggiamenti in onore del santo della marina che iniziano domani, Anna Rachele, conosciutissima in via Bruno Buozzi, il quartiere di Borgo marino nord dove abita da 59 anni, torna con la memoria a una processione di 80 anni fa: «Avevo 8 anni», rimembra la super mamma e nonna di Borgo marino nord, «e con mamma Argentina e papà Francesco che mi prendevano per mano, seguivo a piedi la statua del santo che all’epoca non era ancora in chiesa ma custodita in una stanzetta qui vicino, in via Buozzi, e portata a spalla fino al mare, nella zona dove oggi c’è la Nave di Cascella. Un tempo c’erano poche abitazioni, solo tanta sabbia, lungo il tratto. La processione attraversava Villa De Riseis, dopo essersi lasciata alla spalle le “casermette”, le casette dei pescatori che non chiudevano a chiavi neppure le porte, tanto era tranquillo il borgo».
Nata il 7 febbraio 1934 in via Lazio, nelle “case di Mandini”, così era denominato il complesso edilizio «con appartamenti a due stanze e il bagno turco», Anna Palestini, cerchi d’oro alle orecchie e “tuppo” tenuto fermo da una retina, prima di 4 fratelli e due sorelle, maritata a Leonello Tiberi, scomparso anni fa, ricorda «l’impegno di Arturo Mazza che, all’epoca, organizzava le feste senza fare le questue. A partire da gennaio e fino a luglio, metteva da parte i soldi raccolti con la vendita quotidiana di una parte del pescato messo a disposizione da tutta la marineria. Con questi fondi, Mazza pagava la banda, i fuochi di artificio D’Addario di Francavilla, il ballo della pupa». E che feste con «il rito della cuccagna che richiamava tantissima gente dai paesi vicini che assistevano alle rivalità dei pescatori di nord e sud che scivolano in acqua tentando di scalare il palo ricoperto di grasso. Il tifo era da stadio. Tra gli urli della folla, il vincitore si riportava a casa un pezzo di baccalà e un metro di stoffa per fare le camicie». Momenti indimenticabili: «E chi scorda», continua Anna che chiama mamma’ tutti coloro ai quali vuole bene, «di zi’ Francuccio che vendeva i lupini, delle competizioni sul fiume con i battellini e di quelle gare con dieci chili di maccheroni piccanti che cucinava mia zia Adalgisa e che i concorrenti divoravano con le mani dietro la schiena: nessuno poteva toccare il piatto. Alla fine avevano tutti la gola infiammata, ma che spensieratezza».
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