«Quando aspettavamo d’Annunzio con l’idrovolante»

PESCARA. La nascita sotto i bombardamenti. L’infanzia tra giochi semplici in una Pescara in cui circolavano ancora le carrozze. Quando Gabriele d’Annunzio arrivava in città con l’idrovolante, lui...
PESCARA. La nascita sotto i bombardamenti. L’infanzia tra giochi semplici in una Pescara in cui circolavano ancora le carrozze. Quando Gabriele d’Annunzio arrivava in città con l’idrovolante, lui insieme ai suoi amici era lì in piazza ad accoglierlo. Per via delle sue proteste contro il regime, spesso veniva portato nei sabato fascisti nelle prigioni del bagno borbonico. Poi l’arruolamento, la deportazione di cui ancora oggi ricorda la sete, la fame e le terribili condizioni igieniche, e finalmente la salvezza, l’incontro con la moglie, la costruzione di una famiglia affiatata e di una carriera da insegnante alle elementari. Con una vita a cavallo di due secoli, Mario Miscia, nato il 17 marzo 1917, ieri ha compiuto 106 anni. A salutare questo compleanno, che ha festeggiato insieme alla compagna di una vita, Laura che di anni ne ha 99, le figlie, Roberta e Patrizia, anche il sindaco Carlo Masci che ha voluto omaggiare questo pescarese doc con una targa, quale «testimone del tempo e della storia».
«Mio padre è un uomo molto tenero», racconta la figlia Roberta. «È una persona bella, solare e ha sempre visto la vita a colori. Quando è venuto il sindaco gli ha detto Viva la vita».
Terzo di sei fratelli, a cui è sempre stato molto legato, «ha sempre saputo suonare le corde di tutti. Chiunque lo incontra, rimane folgorato dalla sua personalità». Nato e cresciuto a Porta Nuova, quartiere a cui è ancora affezionato, da ragazzino si trovava spesso ad accogliere il ritorno di d’Annunzio al porto di Pescara con l’idrovolante. «Chiamavano d'Annunzio il matto, per la sua stravaganza», ricorda la figlia. «Era una figura che guardavano quasi con timore reverenziale». Durante la seconda guerra mondiale Miscia venne inviato come ufficiale dell’esercito a Lero, in Grecia, dove venne catturato e poi deportato in due campi di concentramento, in Polonia e in Germania. Dopo la liberazione, fece ritorno a Pescara e lì incontrò sua moglie Laura con cui ha festeggiato lo scorso 8 ottobre 72 anni di matrimonio. Miscia è stato insegnante alle elementari a Corvara, Villa Badessa e a Villa Fabio.
«È stato un grande sportivo», continua Roberta, «tanto che oltre a giocare a calcio, fu tra i primi canottieri del circolo di Pescara. Appassionato di poesia, fino allo scorso anno, ha scritto poesie, pensieri, aforismi anche in dialetto abruzzese».

