Quando il padre diventa un mostro
I precedenti in Abruzzo: Maravalle uccise il piccolo Maxim, il kosovaro Willy giustiziò moglie e figlia
CHIETI. Drammi familiari spesso provocati da una lite, in altri casi da problemi psichici, altre volte ancora dalla gelosia. Una lite apparentemente banale, ma anche problemi da cui sembra impossibile uscire che fanno precipitare nel baratro un padre di famiglia, una madre, a volte anche i figli, spesso quelli a pagare il prezzo più alto per responsabilità non loro.
Il PONTE DI PIETRASECCA. Su un altro ponte, conosciuto come il viadotto della morte poiché scenario di numerosi suicidi, avvenne il dramma che coinvolse un'intera famiglia. Sull'autostrada A24 Roma-L’Aquila, a novembre del 1995 avvenne un suicidio collettivo senza precedenti. Un’intera famiglia romana, verso mezzogiorno, si lasciò cadere dal viadotto di Pietrasecca, a pochi chilometri dell’uscita di Carsoli. Mano nella mano, Anna Maria Maracchioni ed i tre figli, Roberto (38 anni), Silvio (34) e Marco Baracchi (27) decisero di gettarsi da novanta metri di altezza, dallo stesso punto già scelto in passato per altri suicidi. Una pattuglia della polstrada aveva visto l’Alfa 164 ferma sulla corsia di emergenza. Gli agenti si erano avvicinati e avevano chiesto spiegazioni: «Mia madre ha mal di stomaco, ce ne andiamo subito», aveva detto il più grande dei tre fratelli. Poco dopo la tragedia.
Alla base del gesto, apparentemente inspiegabile, una situazione economica diventata insostenibile. Debiti per oltre un miliardo e mezzo di vecchie lire. Per mettere assieme una cifra così ragguardevole, Roberto Baracchi, il più grande dei tre figli di Annamaria Maracchioni, avrebbe realizzato una serie infinita di truffe ai danni dei clienti di una società della quale era capo area a Roma.
FATIMA E SENADE. Un duplice femminicidio è invece avvenuto nel 2016 sempre nella Marsica, davanti a un supermercato a Pescina. Madre e figlia vennero uccise a colpi d'arma da fuoco dall'ex marito e padre delle due donne, Veli "Willy" Selmanaj. L'uomo, dopo la strage, fu intercettato e fermato dai carabinieri in un bar della zona. Le vittime furono la moglie Fatima, 50 anni, e la figlia di 20 anni, Senade. Il kossovaro era stato accusato di aver molestato le figlie e affermò di aver fatto la strage familiare per difendere il suo onore.
MAXIM. Un altro dramma familiare avvenuto sulla costa abruzzese fu quello in cui perse la vita il piccolo Maxim. Il padre, dopo aver ucciso figlio piccolo, andò in camera da letto per soffocare con una busta anche la moglie. Il caso è quello di Massimo Maravalle, padre del bambino di origini russe adottato dalla famiglia di Pescara. Il bimbo di 5 anni non doveva essere l’unica vittima del tecnico informatico di 47 anni affetto da disturbo psicotico atipico. Anche la moglie, l’avvocato Patrizia Silvestri, rischiò la vita in quel drammatico 18 luglio del 2014. Durante l’interrogatorio Maravalle confermò che non voleva uccidere solo il figlio. Probabilmente vittima di terribili allucinazioni, causate dalla mancata assunzione di un farmaco, voleva uccidere anche la moglie. Lei, ricostruendo quella notte, raccontò alla polizia di essere stata svegliata all’improvviso da alcuni rumori e di aver trovato il marito con una busta di plastica in mano, e chiedeva alla moglie di infilarci dentro la testa.
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