«Quarant’anni fa iniziò tutto, ma io sono come allora»

La cantante senese pronta a stupire ancora «Il mercato musicale di oggi? È un fast food»
di GIAN PAOLO POLESINI
Giannaquaranta. Ellepì dopo ellepì sono volati. Quarant’anni, intendiamo. Come un angelo apriva l’album d’esordio del 1976. Semplicemente, Gianna Nannini.
«Rivedo quella bimba biondaaaa, scendere lenta le scale e mia madre dire vieni vieni, c’è gente...». Un melodico strappacore. Una batteria soft, qualche arpeggio di chitarra, tutto qui. Voce grintosa sprecata, si potrebbe dire ascoltandolo oggi.
Poi arrivò Californa (e America) e Gianna diventò Nannini. «È bello avere un passato - dice - ma voltarsi indietro non ci penso proprio. Ognuno ha il suo sistema per conservare o per dimenticare. So che c’è, ogni tanto lo sfioro, però guardo dritta avanti. Sono sempre quella del ’76, sia chiaro. Quella che credeva nel rock come rivoluzione e ci crede ancora. Scrivevo canzoni, scrivo canzoni. La differenza sa qual è? Che oggi ho una band straordinaria».
Il cartellone di No Borders 2016 - 21ª tornata - l’annuncia per domani a Tarvisio (si comincerà alle 21.15). A dir la verità la rocker senese non ha raggiunto il Friuli molto spesso. Una paio di giri - nel 2008 a Villa Manin e l’aprile scorso al Rossetti di Trieste. Stop. «In realtà non ho calcolato molto (e sorride) questa regione ed è un vero peccato. Vivete un’energica terra di confine».
Se Gianna non si volta indietro, a noi va di farlo. Almeno qui. Giusto due cose in croce; ce ne sarebbero da mettere assieme in quattro decenni. Di gente che ha inciso - non dischi, la storia - non ce n’è a carrettate. Un bel mucchio composto ante Nannini e qualcosa post Nannini. «I pochi ma buoni di un tempo, ne dico due per evitare l’elenco della spesa, Premiata Forneria Marconi e Domenico Modugno, abitavano un’Italia diversa, bisogna dirlo. Mica erano tutti valorosi, figuriamoci. Quelli forti, quelli davvero forti, però, venivano fuori e restavano. C’era una spartana selezione naturale. Adesso, mah, l’industria è un immenso fast food. La musica va oltre i mercati, dovrebbe andare oltre i mercati».
E poi ascoltammo Fotoromanza, la consacrazione. Primi anni Ottanta. Festivalbar vinto. Bei tempi quelli del Festivalbar. Chissenefrega se cantavano in playback. Faceva estate. Cosa fa estate adesso? E soprattutto, Gianna, cosa fa Italia adesso? «Siamo un Paese diviso. A guardarla bene la diversità è il futuro». E la speranza? «La libertà. Noi ce l’abbiamo, più o meno, altri proprio no».
Bello e impossibile dentro Profumo. La cantavano anche i muri. Vi ricordate? E in quarantennio decine di altre coerenti al suo stile aggressive. Fino a Hitalia, un naturale rewind di melodie, a modo suo. Venerdì ascolterete un po’ di tutto questo.
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