«Quartiere in mano ai clan malavitosi: nessuno viene qui»

PESCARA. «Il quartiere è in mano ai clan della malavita organizzata e le case sono i loro fortini per lo spaccio. Quello che fa rabbia è l’assoluta cecità delle istituzioni che hanno permesso l’incanc...
PESCARA. «Il quartiere è in mano ai clan della malavita organizzata e le case sono i loro fortini per lo spaccio. Quello che fa rabbia è l’assoluta cecità delle istituzioni che hanno permesso l’incancrenirsi di questa situazione con la criminalità che prospera i suoi affari. Ora per riprendere il controllo di Rancitelli è necessario, prima di tutto, cacciare gli abusivi dalle abitazioni con la porta sempre aperta, centrali di spaccio, usura e droga». Va giù duro, come è nel suo carattere schietto e sanguigno, e non fa sconti a nessuno don Massimiliano De Luca, per tutti don Max, parroco della chiesa Angeli custodi di via Lago di Posta, che quest’anno festeggia il mezzo secolo di vita.
Sacerdote di frontiera in uno dei quartieri più caldi della città, in questi giorni sotto i riflettori nazionali dopo le aggressioni dei residenti del “ferro di cavallo” alla troupe di Rai 2 capitanata dal cronista Daniele Piervincenzi che le prende ovunque va, don Max riflette sul «polverone mediatico che infastidisce la malavita, questa malavita che non ho visto così organizzata neppure quando ero parroco di Fontanelle». E sbatte in faccia la sua verità: «Qui i portoni delle case sono sfasciati e aperti perché i clienti devono avere libero accesso in quelle fortezze che sono mercato di droga, usura e gioco d’azzardo, prima fonte di guadagno dei clan che gestiscono e si spartiscono i territori».
Affermazioni deflagranti di un sacerdote che vorrebbe solo essere il pastore di «gente che vuole una vita normale» invece si ritrova ad essere «vicina di casa di spacciatori e drogati». Dice di essere il «portavoce di una comunità che diventa sempre più anziana e più indifesa, a fronte di un quartiere che si va spopolando, le famiglie se ne vanno, i bambini, tra cui anche rom, non hanno una scuola ma cerchiamo di salvarli con l’oratorio e le tante attività che organizziamo per insegnare loro la cultura del bello anche attraverso la musica (“abbiamo restaurato un meraviglioso organo a canne”) e la preghiera. Le agenzie immobiliari non affittano più, qui non ci viene più nessuno, sono rimasti solo i vecchi, i preti e la malavita».
Le può contare una per una, le sue pecorelle: «Negli ultimi quindici anni a Rancitelli la popolazione è scesa da 10mila a 4mila abitanti. Nell’ultimo anno ho celebrato 54 funerali contro 11 battesimi, 7 i bambini che hanno ricevuto la Comune contro un centinaio di qualche anno fa. Il quartiere si sta spopolando, nessuno più ci mette piede». Ricorda e analizza, don Massimiliano: «Negli Anni Sessanta c’era un grande fermento di chi arrivava in questo borgo dalle campagne, per trovare lavoro in questa città. Le case popolari si sono riempite di poveri, oggi sono fortezze nelle mani del clan, frutto dell’abbandono delle istituzioni. Abbiamo il commercio degli appartamenti liberi che vengono pagati centinaia di euro e passati da un abusivo all’altro. Quello che fa male», conclude il parroco, «non è solo la presenza del male, quanto l’assenza del bene».

