«Quei fondi per salvare l’ospedale chiuso»
L’Istituto degli spastici, un annuncio risalente a oltre trent’anni fa, quando si usavano ancora termini policamente scorretti, non se lo ricorda più quasi nessuno. Tra i pochi c’è Antonio Saia (foto)...
L’Istituto degli spastici, un annuncio risalente a oltre trent’anni fa, quando si usavano ancora termini policamente scorretti, non se lo ricorda più quasi nessuno. Tra i pochi c’è Antonio Saia (foto), sindaco di San Valentino ed ex consigliere regionale di Rifondazione comunista. Medico di professione, Saia si ricorda bene di quell’ente che non è mai nato. E adesso, l’edificio che avrebbe dovuto ospitare quell’ente fantasma è vuoto ancora una volta. Perché, nel frattempo, l’ospedale di San Valentino è stato chiuso nel 2012, con la giunta Chiodi, per far quadrare i conti della sanità regionale: «Ma lì», dice Saia, «c’è una piscina per la riabilitazione costata due miliardi di vecchie di lire ma che è fuori servizio. Avrebbe bisogno di 20-30 mila euro di manutenzione ma non si trovano. Invito la Regione a investire i fondi del testamento del 1979 a San Valentino. Quello del nostro ospedale è il più grande scandalo d’Abruzzo. Ho invitato il presidente della Regione Luciano D’Alfonso a un consiglio comunale straordinario sull’argomento. Adesso», conclude Saia, «sono rimasti solo un centro ambulatoriale per l’assistenza ai malati di Alzheimer e un presidio per la riabilitazione ma sono cattedrali nel deserto». (p.l.)

