«Quel mostro mai sparito, stesso epicentro del 6 aprile»

23 Novembre 2023

Una cosa è certa. Al terremoto non ci si abitua. Mai. Ieri pomeriggio, mancavano pochi minuti alle 18, all’Aquila la terra ha tremato. Ancora. Di nuovo. La frase più gettonata sui social è stata: «Il...

Una cosa è certa. Al terremoto non ci si abitua. Mai. Ieri pomeriggio, mancavano pochi minuti alle 18, all’Aquila la terra ha tremato. Ancora. Di nuovo. La frase più gettonata sui social è stata: «Il mostro è tornato». In realtà non se n’è mai andato. E forse non è giusto nemmeno chiamarlo mostro.
Il terremoto, ormai lo abbiamo capito, è come un petulante e fastidioso conoscente che ti piomba in casa quando meno te lo aspetti. Può arrivare a ogni ora del giorno o della notte e non fa nemmeno una telefonata per avvertirti. Puoi ignorarlo ma non riuscirai mai a togliertelo di torno. Lui c’è. Non si vede ma si sente, eccome se si sente. A volte si accontenta di darti un buffetto, altre volte ti molla uno schiaffone e capita, come nel 2009, che usi la mano pesante lasciando una scia infinita di dolore e macerie. “Lui” dalla notte dei tempi c’è sempre stato, siamo noi che lo abbiamo sottovalutato pagandone le conseguenze e sacrificando ogni volta tante vite umane.
Le scosse di ieri sono state due. Più o meno la stessa magnitudo (3,6-3.7) a distanza di pochi secondi.
Oggi la gran parte degli aquilani (compreso chi scrive) vive in case più sicure rispetto a quelle del 2009. Eppure la paura resta perché sai che hai a che fare con qualcosa di impalpabile che non riesci a controllare. È una forza devastante che in pochi secondi ti scuote e può cambiarti la vita anche se in quel momento stai tranquillamente seduto sul divano a guardare un film in tv. Passata la paura cominci a ragionare. Fai una prima ipotesi sulla magnitudo e cerchi conferme sul sito dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Poi scopri coincidenze che fanno aumentare l’inquietudine.
L’epicentro è praticamente lo stesso del 6 aprile 2009. Basta guardare la longitudine e la latitudine.
Tutto porta nei pressi di Colle Miruci che si trova fra Roio e Lucoli. Qualche mese dopo il sisma del 2009 su quel Colle fu posato un cippo a ricordo della tragedia di oltre 14 anni fa. Anche la profondità (circa 10 chilometri) ci riporta al 2009.
Come, poi, non andare con la mente a quello sciame sismico (con scosse da 2 a oltre 4) che per mesi (sin dal dicembre 2008) aveva tormentato i giorni e le notti degli aquilani.
Molti su quelle “botte” ci scherzavano su.
Chi doveva vigilare, monitorare e informare la popolazione si girò dall’altra parte. Arrivò la catastrofe. Il pianto disperato dei sopravvissuti si mischiò con la polvere che saliva dai ruderi. Volarono via in 309.
Qualcuno si consolò: ora un terremoto così tornerà fra 300 anni.
Le scosse da quel sei aprile del 2009 in realtà sono continuate. Il 24 agosto del 2016 il sisma che ha distrutto Amatrice fu sentito forte anche all’Aquila. Ricordo bene quando intorno alle 5 del mattino attraversammo la città con alcuni colleghi diretti ad Amatrice. In viale della Croce Rossa c’erano persone e macchine come nell’ora di punta di un giorno qualsiasi.
C’è chi ricorda il 31 marzo del 2018 quando la magnitudo fu di 3.8 anche se la profondità fu maggiore. Ieri “il conoscente” ci ha fatto visita di nuovo ricordandoci che non bisogna illudersi. Altro che 300 anni.
Tutto può accadere in ogni momento: fra poche ore, giorni, settimane, decenni, secoli. L’unico modo per difendersi è sempre lo stesso: costruire bene e sapere dove andare e ciò che bisogna fare in caso sia necessario abbandonare la propria abitazione. A quel punto col terremoto ci si potrà convivere. Il “mostro” farà molta meno paura.
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