Quel passato a tinte fosche Minacciò anche il suicidio

10 Marzo 2015

Dieci anni fa voleva farsi saltare in aria dopo lo sfratto. Poi i guai per lo spaccio Lo stupore dell’avvocato Baccalà: «Era diventato una persona tranquilla»

VASTO. La prima volta che la cronaca si occupò di Joseph Martella fu dieci anni fa. L’uomo, sfrattato da un’abitazione, minacciava di farsi saltare in aria con una bombola. Nel 2003 finì nei guai per spaccio di sostanze stupefacenti e tentato omicidio. Il 2 dicembre 2004 scattarono le manette ai polsi di undici persone nel Vastese, nel Lazio e in Campania. E tra loro c’era anche lui. L’operazione partì da un agguato: il ferimento, fuori dall’Abruzzo, di M.Z., uno studente allora ventiduenne raggiunto di striscio da due colpi di arma da fuoco. Il giovane “punito” per un debito di 150 euro, all’epoca finse di non conoscere la persona che gli aveva sparato. Non riuscì però a convincere i carabinieri. L’operazione che sfociò da quella inchiesta portò al sequestro di 11 chili di cocaina e hascisc, di una pistola calibro 7,65, e di una mitraglietta da guerra Uzi di fabbricazione israeliana e anche di un piccolo deposito di munizioni oltre a 50 mila euro in contanti.

Un anno fa le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino, hanno fatto riaccendere i fari su Martella. L’uomo fini ai domiciliari. «Il mio cliente è stato tirato in ballo per una storia vecchia», dichiarò all’epoca l’avvocato difensore di Martella, Massimiliano Baccalà. In particolare nel 2003 - sempre secondo le indagini - andavano a casa di Joseph Martella armati di pistole 7,65 allo scopo di contrastare altri soggetti armati, appartenenti a un’organizzazione criminale campana che minacciava Martella. «L’ho detto un anno fa e lo ripeto: Martella ha sbagliato in passato ma ha anche pagato con la reclusione. Ha trascorso 8 mesi in carcere. Il racconto del collaboratore di giustizia ha ripescato nel passato», affermava l’avvocato Baccalà. «Il presente di Joseph Martella era una vita tranquilla. Lui è una persona tranquilla. Non posso sapere quello che è accaduto domenica sera perché non ho potuto vederlo nè parlare con lui», afferma il legale. «Ho avuto modo di conoscerlo quando faceva il custode delle strutture sportive di Vasto Marina. Ho parlato con lui più volte per le disavventure giudiziarie. È sempre stato una persona gentile e dai toni pacati», assicura l'avvocato difensore.

Un grosso cruccio di Martella è stata la separazione dai figli. Dopo la morte della moglie li avrebbe voluti con se. Arrivò a portarli a Vasto senza autorizzazioni. Poi i due ragazzini vennero affidati ai nonni materni. Ora sono adulti. La primogenita ha 39 anni. Da almeno venti non parla con il padre. La notizia del suo arresto sicuramente l’avrà sconvolta. «Conoscendolo sono sicuro che il più sconvolto è lui. Stava bene con Daniela Marchi. Erano sereni. Non riesco ad immaginare che cosa possa essere accaduto. Escludo il delitto passionale e l’omicidio premeditato. Sono certo che Martella non si sia reso conto di quello che stava facendo. Devo parlare con lui. Solo lui potrà chiarirmi molti passaggi di questa vicenda».

Nel carcere di contrada Sinello, Joseph Martella è guardato a vista. Si teme che possa compiere qualche gesto inconsulto e autolesionistico. È sconvolto. Con il passare delle ore si rende conto di quello che è successo. «È stravolto», conferma la polizia. (p.c.)

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