«Quell’inchiesta ha fatto male a tutti»

20 Ottobre 2016

De Vico: «Non rinuncio alla politica, ma mai più amministrerò»

FARINDOLA. Negli ultimi sei anni si è dedicato all’attività da medico e alla sua famiglia, aspettando che la magistratura facesse il suo lavoro. La politica non l'ha mai abbandonata, anche se non l'ha vissuta più da protagonista. Ha dovuto inghiottire bocconi amari l'ex sindaco di Farindola Antonello De Vico, «giudizi e moralismi», ma lo ha fatto «a testa alta», convinto delle sue azioni, con il sostegno della sua famiglia, e che alla fine ne sarebbe uscito vincitore. L'inchiesta Vestina, che lo ha visto tra i principali accusati e per la quale finì agli arresti domiciliari nel 2010, si è conclusa dopo ben 6 anni. Il tribunale collegiale di Pescara ha stabilito la prescrizione per due reati e l'assoluzione dall'accusa di tentata estorsione, per aver minacciato di esautorare l'ex segretaria della Comunità montana Vestina che non voleva prorogare un contratto.

Per uno dei due capi d'accusa che sono andati prescritti, il pm ha modificato l'originaria contestazione a De Vico da estorsione a millantato credito, meno grave e come tale prescritto. A bocce ferme, con calma e senza mai modificare il tono di voce, De Vico racconta i suoi stati d'animo e assicura che mai più assumerà un ruolo da amministratore. «Riprenderò pubblicamente il mio impegno nel Pd abruzzese», dice, «ma a livello amministrativo sosterrò il sindaco di Farindola Lacchetta e i presidenti di Regione e Provincia, D'Alfonso e Di Marco».

È passato molto tempo dal 2010, pensa oggi che il percorso intrapreso dalla magistratura sia stato corretto?

«La magistratura giudicante mi ha assolto con formula piena sull'unico pezzo di processo compiutamente conclusosi prima della prescrizione con l'adeguata istruttoria e verifica delle accuse mosse dagli inquirenti, il cui impianto altisonante non ha retto all'approfondimento. Altrettanto non è accaduto purtroppo per gli altri due reati, dove la verifica delle accuse, così apparentemente forti, non si è conclusa entro i tempi della prescrizione, ed io non ce l'ho fatta a procrastinare le sofferenze della mia famiglia a tempi supplementari dopo quasi 7 anni. L'inchiesta Vestina è stata un ciclone che non ha saputo tradursi in una sola sentenza di condanna, un flop che ha fatto male ai singoli e alla collettività per i tanti progetti maturi naufragati. Senza ombra di dubbio una brutta pagina da cancellare».

Le è costato molto fermarsi, rinunciare alla politica?

«Ho rinunciato alla candidatura per rispetto della magistratura e per fare strada ai giovani, ma non ho smesso di fare politica, la si può fare anche in seconda linea se è una vera passione».

Come si sono comportati con lei concittadini e amici durante la vicenda giudiziaria?

«Ho avuto il sostegno morale di tanti e anche riconoscimenti importanti che mi confermavano fiducia e stima, come la presidenza dell'Associazione per il sistema turistico locale del Gran Sasso attribuitami da 24 sindaci e 150 imprenditori delle province di Teramo, Pescara e L'Aquila».

Che cosa ha fatto in questi anni oltre all'attività da medico?

«Ho dedicato più tempo alla professione e soprattutto alla famiglia, ai miei affetti più cari».

Che cosa pensa del giovane sindaco di Farindola Ilario Lacchetta?

«Ilario è e sarà una grande risorsa politica e amministrativa dell'area vestina e porterà alto l'onere e l'onore della nostra trentennale esperienza di maggioranza a Farindola».

La sua famiglia ha sempre creduto in lei e nella sua buona condotta, i giudizi e i pregiudizi della gente in questi anni di accuse e processi le hanno dato fastidio?

«Due concittadini con la "c" minuscola usavano apostrofarmi e proferire insulti quando mi incrociavano, ed erano sicuri di non essere ascoltati da altri, poi si sono stufati».

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