Quelli che resistono Il Calzettiere celebra i 35 anni d’attività

17 Giugno 2015

Così lo storico negozio di via Sulmona ha dribblato la crisi La titolare: Pescara non è più la città-giardino di una volta

PESCARA. Dopo 35 anni Il Calzettiere di via Sulmona è sempre sulla cresta dell’onda. E’ un negozio alla moda, colorato, accogliente, dove il rapporto con le clienti non è solo di tipo commerciale ma si è instaurata anche «un’affettuosa amicizia» e molte si sentono «come a casa».

Tutto merito di Patrizia Salvago, la titolare, che ha «sempre amato questo lavoro», non ha «mai pensato di fare altro» ed è riuscita a superare i momenti difficili che, negli anni, hanno mietuto molte vittime tra i negozi del centro.

Tutto è iniziato ancora prima, nel 1968, quando la madre e il padre, Marcella e Antonio, hanno aperto la “prima boutique moderna” della città, in corso Umberto, lo “Shopping bazar”. Lei era una studentessa liceale, poi si è sposata e ha avuto dei figli e a quel tempo non immaginava certo che sarebbe diventata una delle commercianti storiche della città.

Come ricorda il negozio di sua madre?

E' stato molto famoso, un negozio di tendenza, che rompeva rispetto al passato e alle attività classiche. Lei andava a Parigi e Londra, per la merce, e portava a Pescara articoli completamente nuovi e diversi. Insomma ha fatto epoca e ancora ora ci sono delle ex clienti che me lo ricordano.

Sono stati i suoi genitori a creare Il Calzettiere?

Sì, nel 1980. In realtà per i primi due anni c’è stato mio padre, insegnante in pensione, e mia madre si alternava tra i due negozi. Poi nel 1982 ha ceduto lo “Shopping Bazar”. Vendeva solo calze, non c'era altro, ma c’era il boom della calza velata e lavorata. Nei giorni di festa c’era la fila, fuori. Allora, non esistevano le catene di negozi che vendono calze. Ma con il passare del tempo la moda è cambiata, si sono diffuse le calze pesanti e non si poteva andare avanti senza cambiare.

Allora c’è stata la prima trasformazione del negozio?

Il Calzettiere ha cominciato a introdurre l’intimo, i costumi estivi, i copricostumi, e ha cambiato pelle. Poi nel 2004 c’è stata la ristrutturazione e la nostra immagine è mutata in maniera definitiva: le calze sono sempre presenti ma ci occupiamo anche di accessori, bigiotteria, e abbigliamento pronto moda, oltre che di intimo e costumi. A quel tempo le reazioni non sono state positive, anzi i miei colleghi e i rappresentanti mi hanno molto criticata, dicendo che il negozio perdeva la sua identità, mentre io ritengo che l’evoluzione sia necessaria. Bisogna cavalcare l’onda, non rimanere statici. Oggi, a distanza di 11 anni, tutti hanno dovuto promuovere un cambiamento, è fisiologico.

E le griffe?

I nostri sono prodotti di qualità, ma non griffati e in questi 28 metri quadri una donna può trovare davvero tutto. Le nostre ricerche sono accurate, sia in Italia sia all’estero, e ci preoccupiamo che ci sia sempre un buon rapporto qualità-prezzo. La griffe non è fondamentale, mentre lo è la qualità, e l’ho imparato dalle calze: non sempre quelle griffate erano le migliori sul mercato. Questo è un negozio per giovani signore (o donne più avanti con l’età) che hanno piacere di vestire alla moda, seguire la tendenza.

In questi anni Pescara è molto cambiata dal punto di vista commerciale. Le piace?

Arrivando qui da Reggio Calabria, a 12 anni, ho avuto l’impressione di una città giardino, con negozi e bar bellissimi, e ho conservato questa idea anche negli anni successivi. Chi veniva da fuori pensava questo e ricordo che Sideri, a esempio, era conosciuto in tutta Italia. Adesso il corso è diventato un corso di stracci, ed è uguale a tutti gli altri corsi d'Italia. Non ci sono più molti negozi che hanno una identità propria come il mio, ma una lunga serie di franchising. Noi siamo rimasti un punto fermo, ma tutto attorno ho assistito a cambiamenti continui, ed è un dispiacere enorme dal punto di vista umano e sentimentale perché si capisce che è cambiata la società. Mi auguro che torni il piacere del cliente di entrare in un negozio ed essere trattato come tale, mentre ora non ti considera nessuno.

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