Quercia crollata, l’ira dei biologi: sono monumenti e vanno tutelati

LORETO APRUTINO. «Servono fondi e monitoraggi costanti per tutelare le piante monumentali». Così l'Ordine regionale dei Biologi di Lazio e Abruzzo interviene sul crollo della quercia delle streghe a...
LORETO APRUTINO. «Servono fondi e monitoraggi costanti per tutelare le piante monumentali». Così l'Ordine regionale dei Biologi di Lazio e Abruzzo interviene sul crollo della quercia delle streghe a Loreto Aprutino, e propone l’istituzione di un team di esperti per la vigilanza e il confronto sulle strategie da attuare, per mantenere in vita alberi secolari come quello ceduto dopo una potatura.
Con circa 500 anni di vita e una circonferenza di 6,40 metri, la quercia delle streghe (la leggenda narra che esse si nascondessero dentro il tronco e che nel luogo si svolgessero rituali particolari, ma anche che nelle cavità interne venissero nascoste armi e munizioni durante il conflitto bellico) era «compromessa da gravissime condizioni di salute perdurate», spiega Pierlisa Di Felice, referente per l’Ambiente dei biologi in Abruzzo. «Apprendiamo con tanta tristezza della morte di questo albero con storie meravigliose da raccontare», continua, «che durante la guerra ha custodito cibo delle popolazioni locali e nella sua cavità hanno trovato riparo anche i partigiani. Era maestoso, simbolo di un paesaggio antico. È un pezzo di storia della regione che se ne va per sempre».
Prosegue, Di Felice: «Siamo molto preoccupati per la sorte dei numerosi alberi monumentali di una delle regioni più ricche in Italia per presenza di patriarchi verdi tutelati. Alberi di notevole valore storico, naturalistico e paesaggistico che purtroppo vengono lasciati in solitudine, nella più completa indifferenza, in preda a malattia o a grave deperimento, senza cure specialistiche, dimenticati da enti e istituzioni, oppure vengono gestiti da personale non specializzato e poco attento».
Pertanto il presidente dell'Ordine, Daniela Arduini, propone di «istituzionalizzare un team di esperti altamente qualificati, titolati a lavorare sul patrimonio arboreo monumentale». La pianta forse si poteva salvare, sostengono Arduini e Di Felice: «Se si fosse intervenuti per tempo, quando la pianta era ancora in piedi, lavorando su azioni di tutela e salvaguardia, coinvolgendo specialisti e aiutando i proprietari dell’albero a trovare tutte le possibili soluzioni, forse oggi la quercia poteva essere ancora in piedi. Gli specialisti in materia di alberi monumentali ci sono, ma occorre creare team che sappiano confrontarsi e lavorare insieme. Servono monitoraggi continui, analisi scientifiche e specialistiche».
Per questo l'Ordine «mette a disposizione le proprie competenze professionali».

