«Questo è per gli infami» Il killer tradito dalla voce Preso anche il mandante

15 Febbraio 2023

Agguato ad Albi e Cavallito: arrestati il pescarese Nobile e il calabrese Ursino Il movente: la promessa non mantenuta dopo un prestito di novemila euro

PESCARA. «Questo è per te e per gli infami come te». Sono le parole che tradiscono il killer dell'architetto Walter Albi, 66 anni, pronunciate mentre sta per esplodere altri colpi di pistola contro il suo ex amico Luca Cavallito, 49 anni, che resterà in ospedale tra la vita e la morte per settimane. È il pomeriggio del primo agosto dello scorso anno quando nel bar del Parco va in scena l’agguato mortale a opera di un pescarese coperto da un casco integrale, che avrebbe operato su mandato di un calabrese, pedina di spessore criminale della ’ndrangheta (da qui anche il raccordo della procura con la Direzione distrettuale antimafia). Il presunto killer è Cosimo Nobile, 53 anni, mentre il mandante è Natale Ursino, 54 anni, nato a Locri, ma residente a Teramo, dove lavora in un centro estetico, fermato dalla polizia in un ristorante a Fiumicino, dopo un lavoro certosino sui suoi cellulari criptati, che cambiava in continuazione.
Entrambi sono stati arrestati nella notte tra domenica e lunedì scorsi dagli uomini della squadra mobile di Pescara per omicidio e tentato omicidio, in base a una misura cautelare firmata dal gip Giovanni de Rensis e richiesta dal procuratore Giuseppe Bellelli, dall’aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Andrea Di Giovanni. I tre, ieri, hanno partecipato alla conferenza stampa insieme al questore Luigi Liguori e al capo della mobile Gianluca Di Frischia, per spiegare alcuni aspetti della complessa indagine che ha sullo sfondo dei precisi riferimenti alla criminalità organizzata calabrese.
Decisivi, per arrivare a questi arresti, sono stati tre passaggi, così come enunciati da Bellelli. Il primo riguarda le dichiarazioni di Cavallito che da subito aveva individuato nello sparatore il suo amico Nobile: e proprio da quella frase pronunciata contro di lui. Cavallito lo aveva fatto quando ancora non poteva parlare, facendosi capire a gesti, e lo aveva confermato senza ombra di dubbio nel corso dei diversi riconoscimenti vocali. Da qui la ricostruzione «con metodi investigativi tradizionali», dice Bellelli, «raccolta dati, dichiarazioni di testi, analisi dei telefoni trovati al bar, chat tra Albi, Cavallito e Ursino, poi sottoposti al vaglio del pool».
Poi c’è il ritrovamento dei reperti in un’area molto impervia nella zona di Fontanelle: un casco, una scarpa, il castello di una pistola, la stessa portata via a una guardia giurata durante la rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti di qualche settimana prima. E naturalmente il collegamento con quella rapina, per la quale vengono arrestati in tre, fra cui Renato Mancini che non solo confessa la rapina e individua i suoi complici fra cui Nobile, ma dice anche che Nobile tenne quella pistola per sé (stesso calibro di quella usata per uccidere Albi).
Il movente ruota attorno agli affari: soldi facili che Albi pensava di fare senza sapere chi fosse veramente il suo interlocutore. È Cavallito che fa conoscere Ursino ad Albi che senza farsi scrupoli gli chiede dei soldi: 9.000 euro che gli vengono subito dati. È l’anticipo per una “missione” che Albi avrebbe dovuto fare per conto di Ursino: un viaggio transoceanico con la barca di Albi in Sudamerica o Australia. Per la Procura, un viaggio che poteva servire per trasferire un carico di cocaina o per trasportare un latitante eccellente. Sta di fatto che Ursino si rende conto che Albi è inaffidabile e con lui Cavallito che ne era stato il garante. E così organizza quell’incontro al bar dove avviene l’agguato, armando la mano di Nobile che «non poteva dirgli di no», come sostiene la procura, per i rapporti che c'erano tra loro.
Ma quell'agguato era già saltato qualche giorno prima, il 27 luglio, quando Cavallito trovò il bar chiuso per Covid e propose di spostarsi in un altro locale. Ma tutto era già stato pianificato, quindi Ursino preferì spostare la data al primo agosto. E stava per saltare anche quell’appuntamento visto che Nobile sarebbe arrivato in ritardo, e lo si comprende dai messaggi che Ursino scambia con i due per avvertirli che stava per arrivare, mentre si trovava molto lontano e, al suo posto, stava arrivando il killer. Quanto al movente, potrebbe rientrarvi anche un affare a Londra dove compare un altro calabrese (cui Albi versava soldi), titolare di un conto da milioni di sterline che non si sa ancora se reali o fatti figurare per compiere una truffa. Ma chi aveva capito che entrare in affari con Ursino (chiamato "Lo Zio") era troppo pericoloso è lo stesso Cavallito che, parlando con i magistrati, riferisce del suo colloquio con Albi. «Neppure lo conosci e gli chiedi i soldi. Walter ti vai a mettere in un mare di guai. Una traversata oceanica, ma se sei andato in barca a vela tre volte. Non peggiorare la situazione Walter, qui veramente rischi».
E Cavallito, ritenendo Albi privo delle necessarie capacità e intuendo la delicatezza dell’operazione e la pericolosità del committente, cerca di tirarsi fuori e propone a Ursino di cedergli un suo appartamento del valore di 400mila euro pur di abbandonare quell'operazione, però senza riuscirvi, perché Albi era pronto a sopperire alla restituzione dei soldi con quel viaggio in barca a vela. «Un lavoro di squadra», ha detto il procuratore Bellelli, «per un fatto criminale gravissimo, unico per le sue specificità in Abruzzo, particolarmente efferato, che da subito è sembrato non circoscritto solo a soggetti locali, ma con implicazioni criminali più ampie».