«Questore, incontriamoci Ai disperati daremo lavoro»

11 Novembre 2016

L’assessore al Sociale Allegrino: «Istituzioni e associazioni devono collaborare Vogliamo togliere i mendicanti dalla strada e restituire loro la dignità»

PESCARA. «Offriremo un lavoro ai poveri e ai senza fissa dimora affinché possano riprendersi la loro dignità di uomini e donne. Stiamo predisponendo un censimento dei senzatetto all'interno di un piano antipovertà che prevede anche la prima accoglienza e il ricovero notturno, coinvolgendo enti come la Caritas e l'associazione On the road, di persone che vivono in strada e in luoghi di fortuna. Chiedo al questore Paolo Passamonti di incontrarci e programmare azioni condivise e coordinate, lavorando ciascuno secondo le proprie responsabilità. L'emergenza povertà non riguarda solo Pescara ma l'intera nazione. Il nostro obiettivo è togliere questa gente dalla strada per dare sicurezza ai cittadini e ristabilire il decoro urbano».

Antonella Allegrino, 53 anni, neo assessore comunale alle Politiche sociali, snocciola i punti essenziali di un articolato piano di intervento sulle nuove povertà che innanzitutto prevede che tutti i soggetti che operano in questo ambito – dalle istituzioni alle associazioni di volontariato laiche e religiose – siano coinvolte attivamente in modo da mettere le basi per intervenire in «maniera sinergica e non ognuno per conto proprio». Una sorta di appello all’unità lanciato da Allegrino al questore Paolo Passamonti che sull'emergenza dei disperati che dormono sulle strade e in luoghi abbandonati e degradati aveva detto: «Possiamo solo controllare e identificare i senzatetto, nulla di più perché la normativa non ci consente di fare altro». Anche perché queste persone non commettono alcun reato.

«Nessuno ha la bacchetta magica», osserva l’assessore, «queste problematiche non si risolvono in poco tempo. Occorre quindi che tutti facciano la loro parte, ma seguendo un piano di coordinamento tra forze sociali con il coinvolgimento delle forze dell'ordine e la polizia municipale, come stiamo già facendo, seguendo l'ottica delle politiche sociali partecipate. Ho invitato tutto il mondo dell'associazionismo, culturale, sportivo, economico per acquisire idee, suggerimenti e piani di azione da sviluppare nel prossimo futuro. Non possiamo limitarci a dire “via di qui”, perché questi poveretti scappano da una parte e si ricollocano altrove. Dobbiamo avere un quadro preciso di chi sono tali soggetti, le tipologie di extracomunitari non regolari e comunitari senza fissa dimora e capire come introdurre al lavoro persone come i clochard che fanno quella vita per scelta».

Quindi, questi i primi obiettivi in agenda?

«Uno dei primi impegni, è stato contattare, per riunire, il mondo dell'associazionismo, del volontariato e del terzo settore, cooperative sociali che si occupano di servizi alla persona, per ascoltare le loro esigenze e progettare iniziative a favore delle categorie svantaggiate sulla base del piano sociale regionale che mette a disposizione, per i prossimi tre anni, 200 milioni di euro, il 70 per cento dei quali destinati a Pescara. La sfida è fare non solo assistenza sociale fine a se stessa, che pure è necessaria per alcune realtà, come gli affidi e le disabilità, ma soprattutto creare progetti di lavoro che rendano le persone autonome, tolte dalla condizione di bisogno per restituire loro dignità e orgoglio di uomini e donne. Tutto questo sulla base di procedure pubbliche trasparenti e a stretto contatto con l'Azienda sanitaria e in continuità con i progetti messi in campo da chi mi ha preceduto. Oltre a ciò procederemo all'ampliamento del Registro del Volontariato per indagare su quante sono le associazioni del territorio.».

Ci fa alcuni esempi pratici di che cosa verrà fatto?

«Andremo persino nelle mense della Caritas e di San Francesco alla ricerca dei poveri, ai quali offriremo la possibilità di riscatto di un lavoro, in collaborazione con il mondo delle imprese. In continuità e integrando i progetti avviati, creeremo opportunità di lavoro per gli over 45 con servizi socialmente utili, come la pulizia di piazze, parchi e giardini; avvieremo un polo di inclusione sociale nella zona della stazione ferroviaria; una social card a sostegno dell'inclusione attiva; continueremo a portare iniziative nel carcere di San Donato, come già stiamo facendo con la cooperativa Le Tradizioni che insegna ai detenuti a produrre mandorle zuccherate; il corso di filosofia pratica “Lo Spazio di Sofia” e il corso di murales realizzato con il liceo Misticoni-Bellisario. Inoltre, cerchiamo appezzamenti di terreno per avviare nuovi orti sociali come quelli già esistenti tra Fontanelle e San Donato».

Un lavoro anche per i migranti?

«Solo ai regolari e quindi residenti, i richiedenti asilo sono di competenza delle prefetture. Pescara deve continuare ad essere città dell'accoglienza, favorita anche dalla posizione geografica, non dobbiamo mai dimenticare che è cresciuta anche grazie alle popolazioni arrivate dai paesi limitrofi. Io stessa con i miei genitori, papà di Lanciano e mamma Assunta di Bucchianico, originaria di Ortona, sono arrivata a Pescara all'età di tre anni e qui si è svolta tutta la mia vita personale, imprenditoriale e politica».

Idee in cantiere anche sulle politiche della casa?

«Pescara ha bisogno di nuove case, non abitazioni popolari, semplicemente. Lanceremo il nuovo concetto di housing, ovvero di autocostruzione delle dimore realizzate fattivamente da chi ne ha bisogno sotto la guida di ingegneri, architetti ed esperti del settore».

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