«Qui 40 anni fa c’erano scuole e negozi, ci hanno tolto tutto»

21 Febbraio 2019

In via Tavo tra sporcizia, serrande abbassate e Affittasi sulle vetrine, i residenti raccontano il rione «Ci facciamo i fatti nostri e andiamo avanti». E c’è chi propone: un posto di polizia al posto del parco

PESCARA. Negli Anni Cinquanta, racconta chi ci abita da allora, la chiamavano “la piazza Salotto di via Tavo”. Oggi quella porzione di quartiere accanto al “ferro di cavallo” è una centrale di spaccio e criminalità finita anche alla ribalta nazionale dopo il caso dell’aggressione ai danni di una troupe di Rai 2.
Ma, ricorda chi in quei luoghi c’è nato o ci vive da almeno 40 anni, che all’epoca «le signore si chiamavano signora tra loro e gli uomini si salutavano per cognome». Che in quegli angoli, oggi sporchi e inavvicinabili, dove non entra più neppure la speranza, «si faceva sempre festa, c’era tanta gente per strada perché c’erano tanti negozi aperti, la pasta all’uovo, il lattaio, la polleria, la lavanderia, la macelleria».
Quelle serrande oggi sono abbassate, da così tanto tempo che sembrano incollate a terra. Le vetrine sono appannate di polvere. Tra il civico 107 e 109 di via Tavo spuntano a ripetizione cartelli di “vendesi-affittasi”. «Rimarranno così, chi ci viene qui? Non ci viene più nessuno» sentenzia la parte perbene del rione che ormai ha perso la speranza «di sentire che lo Stato c’è».
Ieri mattina, ore 12.01, via Tavo, terra di frontiera. Le volanti della polizia e le gazzelle dei carabinieri vanno su e giù, lungo le vie del rione che ogni giorno scrive una pagina di romanzo criminale. C’è calma piatta, ma la calma è solo apparente. Si sente l’odore fresco del bucato steso al sole, misto al puzzo dell’urina sui marciapiedi dove si trova di tutto: vetri rotti, ciotole piene d’acqua, forse per abbeverare gli animali o forse per allontanarli, rifiuti ovunque, tranne che dentro ai contenitori. Più in là, su via Lago di Capestrano, c’è persino una vasca da bagno deposta sul marciapiede. Dietro le finestre aperte, con i cuscini sprimacciati a prendere aria, tanti occhi scrutano la strada. Ci sono i «delinquenti» in via Tavo, ma ci sono anche le «persone perbene», quelle citate dal questore Francesco Misiti.
Ieri, il Centro è andato da quelle «persone perbene» di cui parla il questore. E quelle persone, che non vogliono dire i loro nomi nè farsi fotografare, raccontano il quartiere che non c’è più (guai a chiamarlo Rancitelli: si infiammano), delineano il quartiere che vorrebbero «qui neppure le fogne spurgano, quando piove si allaga tutto».
Ma soprattutto ce l’hanno con quel parco, proprio davanti al Ferro di cavallo, che ha voluto fortemente la passata amministrazione. «Ci dicevano, all’inaugurazione: serve un’area verde per aggregare le comunità. Ma chi ci va mai? Chi ci porta i bambini con i tossici che vanno a bucarsi dietro ai giochini? Gli hanno persino dato fuoco a quel parco che qui nessuno vuole». Allora, che si fa? «Che lo tolgano, tanto non serve a nessuno, hanno buttato solo soldi per farlo. E mettano su un presidio fisso delle forze dell’ordine». Ma un presidio c’è già qui vicino, in via Lago di Borgiano. «Ma che presidio e presidio, per quello che vediamo è solo una caserma». «Vogliamo qui la Regione e l’Ater», battono i pugni i cittadini di via Tavo e dintorni. Chiedono che «vengano cacciati gli abusivi dalle case popolari e che i palazzi delle case popolari siano sparpagliate in città. Non esiste che i palazzi debbano trovarsi tutti in uno stesso quartiere per fare i ghetti». Il riferimento, per niente velato, è alle palazzine in costruzione in via Tronto, dove ieri gli operai erano al lavoro nel cantiere ai piani alti.
In strada, invece, bisogna guardare bene dove si mettono i piedi: alto è il rischio di spezzarsi una caviglia sulle gobbe di asfalto. Dall’altra parte della strada, tra via Tavo e via Tiburtina, c’erano altri operai con le ruspe in azione per preparare il battuto dove sarà spalmato l’immenso supermercato del futuro.
Si sono abituati, gli abitanti della zona, a vedere quei marciapiedi lerci, rovinati, ricoperti di erbacce, impraticabili, proprio davanti ai palazzi Clerico, altro “refugium peccatorum” di tossici in cerca di privacy da buco e luoghi di depravazione, varia ed eventuale, denunciata più volte dai residenti. Che osservano e, spesso, tacciono. L’omertà è il segreto per sopravvivere nel quartiere, piaccia o no, Rancitelli: «Ci facciamo i fatti nostri e andiamo avanti». «No, non parlo, non mi ci vogliono ficcare in queste cose». «Adesso ho da fare, signora, devo lavorare». Zitti e muti, per paura di ritorsioni. Come a Scampia? «Non siamo Scampia, anche se così ci hanno bollato», sbottano. Facile puntare il dito, difficile è viverci nei quartieri bollenti di periferia. Dove non ci sono più nemmeno le scuole per erudire i fanciulli: «Qui in via Tavo, 30 anni fa, c’era un asilo. Ci andavano tutti i bambini della zona. Per le mamme era comodo perché avevano i figli vicino al lavoro. Poi lo hanno chiuso perché dovevano accorpare l’asilo alla scuola elementare di via Giardino. Hanno chiuso pure quella».