«Qui i preti vivono con 800 euro al mese»

8 Novembre 2015

I sacerdoti pescaresi sui religiosi nababbi: «Noi siamo in trincea, nessuna doppia vita»

PESCARA. «Si tratta di una contro-testimonianza». Don Vincenzo Amadio, vicario generale della diocesi Pescara-Penne, nonché parroco della chiesa di San Pietro apostolo, va subito al dunque delle parole sferzanti del Papa e definisce così, quelle situazioni sacerdotali in cui da una parte si celebra la virtù della povertà mentre poi, in realtà, si vive da nababbi.

Don Vincenzo, c’è quindi contraddizione?

Non ci si può dichiarare dalla parte dei poveri, se invece si è attratti dalla ricchezza. Si guardi il Papa: vive a Santa Marta (l’albergo messo disposizione per il Vaticano, ndc) e parla come un parroco. La scelta va fatta verso la sobrietà.

Ma nella sua lunga carriera, anche a Pescara, lei ha notato o sentito parlare di casi di questo tipo, di sacerdoti che predicavano bene, come si suol dire, ma razzolavano male?

Assolutamente no. I sacerdoti, da noi, vivono con quello che l’Istituto di sostentamento del clero concede loro: circa 800 euro al mese. Poi, naturalmente, c’è il caso di sacerdoti che appartengono a delle famiglie benestanti. Ma in questo caso non si può parlare di “doppia vita”. Insomma, ci vuole coerenza. Certo. Tra l’altro, e le parlo per me, le dico che sto acquistando un appartamento con un mutuo, con la pensione che percepisco per gli anni di insegnamento, e ci andrò a vivere quando non sarò più parroco. Dopo la mia morte, lo lascerò alla chiesa.

Vito de Luca

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