Quindici negozi chiusi: il centro storico in agonia

Dopo la crisi economica e i danni del sisma 2017, arrivano quelli del lockdown L’assessore Petrucci: «A novembre nuovi sostegni economici per gli artigiani»
PENNE. Sono circa 15 le vetrine chiuse nel centro storico di Penne. Prima la crisi economica generale, poi l’inagibilità di alcuni edifici a seguito degli eventi sismici che si sono verificati tra agosto 2016 e gennaio 2017 e, infine, l’emergenza coronavirus. Il commercio del centro storico di Penne ha dovuto far fronte, negli ultimi tre anni, ad avversità senza precedenti.
L’emergenza coronavirus esplosa a marzo ha fatto sì che il piccolo commercio del centro storico pennese pagasse ulteriormente dazio. Da corso dei Vestini a corso Alessandrini, passando per piazza Luca da Penne, sono ora circa 15 le attività commerciali che hanno chiuso. Le ultime due in ordine di tempo, un parrucchiere e uno studio fotografico, non hanno retto al lockdown e poco dopo la riapertura hanno deciso di alzare bandiera bianca. «Sono amareggiato e deluso per via della crisi e del Covid-19. Le entrate sono drasticamente diminuite per cui il negozio “Fotografie Studio” chiude», così Angelo Foti lo scorso 30 giugno ha comunicato via social la chiusura del suo negozio sotto i portici Salconio.
Dopo il sisma del 2017 diverse attività del centro sono state costrette ad abbassare le serrande e spostarsi altrove per via delle prescrizioni di inagibilità che hanno gravato diversi edifici: la storica edicola Sacco di piazza Luca da Penne, aperta da circa settant’anni, ha detto stop dopo aver ricevuto la comunicazione dell’inagibilità dei locali, mentre hanno deciso di traslocare il pub ristorante Chicco Verde e l’agenzia di pratiche auto Milano. Anche la “Calzoleria multiservizi” da corso Alessandrini è stata costretta a spostarsi, e ha aperto in circonvallazione Aldo Moro. Ma c’è anche chi non ha avuto la forza per cambiare.
Alcuni commercianti, invece, sono andati in pensione e nessuno ha deciso di investire e rilevare le attività. In ogni caso, quest’anno, tutto il commercio ha sofferto le conseguenze del coronavirus. «All’inizio dell’emergenza siamo stati chiusi per quanto riguarda l’area riservata ai giochi», racconta il tabacchino di corso Alessandrini, Daniele De Fabritiis, che gestisce la sua attività insieme al figlio Cristian, «ma stringendo i denti siamo riusciti ad andare avanti. Purtroppo c’è anche qualche commerciante non ce l’ha fatta».
«La crisi connessa alla diffusione della pandemia di Covid-19 rappresenta un evento epocale destinato a generare forti ripercussioni economiche e sociali allo stato attuale difficilmente stimabili», spiega l'assessore comunale al Bilancio, Gilberto Petrucci. «Il crollo dei consumi e l’assenza di liquidità colpiscono soprattutto gli artigiani, che peraltro hanno difficoltà ad accedere al credito. È la categoria più sofferente a causa di questa pandemia. Abbiamo previsto, già a marzo, il taglio del 15% della spesa annua sostenuta per la Tari alle attività produttive che hanno la sede legale sul territorio comunale. Inoltre», aggiunge Petrucci, «abbiamo messo in cantiere un altro intervento economico, da realizzare tra ottobre e novembre, i mesi che considero critici dopo l’emergenza sanitaria, per le imprese artigiane. Con la maggioranza stiamo ragionando su come intervenire per garantire una boccata di ossigeno al nostro tessuto produttivo, compatibilmente con le risorse finanziarie a nostra disposizione e con le competenze comunali in materia», conclude Petrucci.
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