Quota 41, cosa cambierà con una riforma pensioni

31 Agosto 2021

Il governo dovrà introdurre alternative a Quota 100 in scadenza a dicembre La proposta dei sindacati presa in considerazione anche dall’Inps: tutti gli scenari

Cambiamenti in arrivo per andare in pensione. Con la Legge di bilancio 2022, il governo dovrà mettere mano alla nuova riforma delle pensioni per introdurre alternative a Quota 100, in scadenza a dicembre 2021.
Tra le proposte dei sindacati, prese in considerazione anche dall’Inps, c’è Quota 41 estesa a tutti i lavoratori, senza limite anagrafico che, con 41 anni di contributi, permetterebbe di andare in pensione a qualunque età.
Ma c’è da superare lo scoglio della Corte dei Conti che la ritiene troppo costosa per le casse dello Stato, ancor più della “vecchia” Quota 100. Per ovviare al problema, si potrebbero inserire delle penalizzazioni e una previsione “a tempo”, come accaduto per Quota 100, per renderla più sostenibile dal punto di vista della copertura finanziaria.
LE PROPOSTE. Il governo sta ragionando a diverse soluzioni. La proposta di riforma delle pensioni sarebbe quella di estendere a tutti la misura attualmente prevista per alcune categorie di lavoratori, come quelli precoci con almeno 12 mesi di contributi per periodi di lavoro effettivo prestato prima dei 19 anni d’età.
Il requisito contributivo di 41 anni può essere perfezionato anche con cumulo dei periodi assicurativi. Non ci sono penalizzazioni sull’assegno pensionistico, ma per l’accesso alla pensione vera e propria si applica una finestra mobile di tre mesi.
Se si ponessero dei vincoli o delle penalizzazioni, rispetto a questa formula, per gli altri soggetti che volessero accedervi, così da contenere i costi per lo Stato, si potrebbe estendere Quota 41 alla totalità dei lavoratori, per andare in pensione fino ad un anno prima rispetto all’attuale requisito per la pensione anticipata, che prevede 42 anni e un mese per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne.
APE SOCIALE. Allo studio la proroga dell’Ape sociale, con un bacino più ampio di lavoratori impegnati in attività gravose, accompagnata, se possibile, da una configurazione “strutturale” di Opzione donna e da contratti d’espansione ulteriormente rafforzati.
Attualmente l’Ape sociale, che è stata prolungata a tutto il 2021 dall’ultima Legge di bilancio, è riservata ai lavoratori con almeno 63 anni d’età, in particolari situazioni di difficoltà, come i disoccupati di lungo corso o chi assiste portatori di handicap e a chi rientra in un preciso elenco di attività considerate usuranti.
I COSTI. La partita della riforma delle pensioni si giocherà sul campo dei costi, piuttosto che sulla garanzia di flessibilità di uscita dal mondo del lavoro.
L’Unione Europea ha concesso all’Italia 14 miliardi extra di fondi del Recovery plan, ma la priorità è di ridurre la spesa pensionistica. Pertanto, la prossima revisione delle pensioni dovrà introdurre misure più economiche e funzionali di Quota 100.
Secondo le stime dellpInps, Quota 41 costerebbe 4,3 miliardi nel 2022 e 9,2 miliardi alla fine del decennio. Per la Corte dei Conti l’andamento della spesa previdenziale «potrà rappresentare un rilevante elemento critico per i conti pubblici» e Quota 41 al posto di Quota 100 potrebbe costituire un problema di sostenibilità della spesa nel lungo periodo. Stando alla fotografia del Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica dal 2012 al 2020, periodo di tempo in cui è stata in vigore la riforma pensionistica Fornero, il sistema delle deroghe ha portato a oltre 711mila pensionamenti anticipati, comprese le salvaguardie degli esodati. Escludendo 79.260 pensioni liquidate nello stesso periodo con l’Ape sociale e volontario, questi trattamenti hanno pesato per il 18,7% sul totale delle pensioni erogate, con un picco del 33,7% nel biennio 2019-2020 per via di Quota 100, che ha portato ad un risultato pari del -12% su quello registrato fino al 2018.
USCITA ANTICIPATA. La proposta con più credito, al momento, è quella volta a «costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro». Una soluzione sembra essere quella di estendere la possibilità di andare in pensione a 64 anni anche ai lavoratori ai quali si applica il sistema misto e non solo a coloro che risiedono nel puro contributivo, cioè che hanno iniziato a lavorare dal 1996. Con la cosiddetta Quota 102, si consentirebbe di andare in pensione con 64 anni di età e 38 ani di contributi, senza penalizzazione sul calcolo.
L’alternativa è un paletto, in questo senso, per ridurre i costi.
COM’È OGGI. Questi i requisiti attuali per accedere alla pensione di vecchiaia: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la generalità dei lavoratori, 66 anni e 7 mesi di età per gli addetti alle mansioni gravose e 5 anni di contributi, a patto di aver compiuto i 71 anni di età, per chi rientra interamente nel regime contributivo.
La pensione anticipata consente di uscire dal mondo del lavoro con un’opzione vincolata non all’età anagrafica, ma agli anni di contributi e, in particolare, a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
L’adeguamento degli anni contributivi alle speranze di vita è stato bloccato dal decreto 4 del 2019 che, però, ha introdotto una finestra mobile di tre mesi per poter effettivamente andare in pensione anticipata.