Rachele: la mia vita, 13 figli e 46 nipoti

A 84 anni la signora Palestini è la nonna della marina di Pescara
PESCARA. «Come ho cresciuto 13 figli, mammà? Andavo a vendere le scafette di pesce a largo Scurti con i neonati attaccati alla mammella e poi facevo la spesa in base a quello che guadagnavo. La prima figlia, Maria Antonietta che oggi ha 65 anni, l'ho partorita all’età di 19 anni. Rimasi incinta prima del matrimonio con Leonello. All’epoca, nel 1953, fu uno scandalo. L'ultima figlia, Stefania è nata che avevo 40 anni».
Anna Rachele Palestini, classe 1934, è una donna della marina. È mamma di 13 figli e ha 29 nipoti, 17 pronipoti e 5 nuore. Dolce, imponente, orgogliosa, testarda, indipendente. La sua pelle bruciata dal sole e dalle fatiche racconta una lunga vita di gioie e dolori, di amore e litigi soffocati, perché «le buone donne fanno buoni uomini e famiglie sane».
È nata il 7 febbraio 1934 in via Lazio, nel quartiere Borgomarino nord, da mamma Argentina Cecamore e papà Francesco Palestini, imbarcato a Termoli.
Si chiama Rachele, in onore di donna Mussolini: «Nonna Clorinda, mamma di papà, ebbe l’idea di questo nome per farci mandare, e arrivarono, 25 lire dal Duce, all’epoca una manna». I natali in una famiglia di pescatori, lei prima nata di 7 fratelli, Luciano, Antonio, Giuliano, Pasqualino, Alberto e Linda. E una salute di ferro.
È al comando di una truppa familiare composta da 13 figli, avuti con Leonello Tiberi, scomparso il 16 ottobre 1996, che andava a mare sull’imbarcazione Andromeda di Giuseppe Gasparroni. Dopo Maria Antonietta, sono nati: Santa, Tiziana (Giziana che «la Chiesa non ha voluto riconoscere»), Emilio, Aida, Alfonso, Alberto, Francesco, Laura, Alessandra, Lorenzo, Daniela e Stefania. Tutti partoriti in casa tra via Lazio e via Bruno Buozzi, l’edificio dell’Ater dove vive dal 12 luglio 1963. I parti avvenuti grazie all'aiuto delle storiche levatrici, le sorelle Tina e Maria Romano.
Ventinove nipoti, il primo di 48 anni: Gabriele, Tania, Massimo, Francesca, Giulio, Roberta, Jacopo, Daria, Giacomo, Nino, Marika, Giulia, Simone, Leonello, Richard, Anna, Kevin (il più piccolo, 4 anni) Lorenza, Alex, Antonio, Francesco, Stefania, Marco, Giulia, Vittoria, Azzurra, Daniela, Lorenzo e Fulvio. 17 pronipoti: Federica, Giorgia, Massimo, Roberto, Iris, Emma, Nazareno, Moreno, Chiara, Andrea, Francesca, Gloria, Matteo, Gianluca, Massimiliano, Katia e Alessandro. Le nuore: Anna, Gabriella, Filomena, Barbara e Lina.
«I miei genitori», racconta Anna, un carattere d’acciaio, «si conobbero alla festa della Madonna dei 7 dolori, quando nei giorni di festa i pescatori portavano ai Colli i polpi “arrotati” sulle barche per fare baldoria. I primi dieci anni, con mamma e papà a lavorare fuori Pescara, a Termoli, li ho vissuti a via Ravenna insieme alla zia Teresa, che è stata per me una mamma attenta e premurosa. Con lei ho girato il mondo, da Lourdes a Londra, e vestivo elegante». Poi il ritorno dei genitori, l’addio straziante alla zia-mamma e la sua vita che prende un altro corso. Una vita dura, quella di Anna, che non si è mai tolta il “tuppo” perché piaceva al marito: «A 13 anni andavo a lavare i panni al fiume di notte, mammà» dice all’interlocutore con suo intercalare materno. «Di giorno ci andavo con le amiche e cantavo. Grazie a questa passione mi esibii alla Corrida nel 1990 con la canzone “Ornella” dei cantastorie che papà tanto amava. Corrado mi chiese perché tanti figli. Gli risposi, scherzando: perché all’epoca non c’era la televisione. Quando rimanevo incinta, a Borgomarino i pettegolezzi si sprecavano. Mi sposai con Leonello il 22 febbraio 1953 a Sant’Andrea. Ero di 7 mesi, ci fecero rimanere dietro la sagrestia durante il rito nuziale perché non eravamo degni di stare davanti a Dio. La prima delle tante umiliazioni che ho dovuto subire. Mi vergognavo ad uscire di casa ogni volta che aspettavo un bambino. La gente mi scherniva: ni fi n’atre? (ne fai un altro? ndc). Ho fatto enormi sacrifici per camparli, vendevo le scafette di pesce che mi riportava dal mare mio marito. E poi compravo la farina per fare la pasta e la mortadella. Sono andata anche a «Ok il prezzo è giusto», la trasmissione di Iva Zanicchi per guadagnare un po’ di soldi. Vinsi anche un milione e una collana d’oro che mi rubarono. I miei figli oggi sono alberi con solide radici. I miei nipoti e pronipoti accompagnano la mia vecchiaia. La morte non mi fa paura. In cielo ci vado a testa alta, così come ho sempre affrontato la vita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

