Radio Pescara, 45 anni fa la prima emittente libera

17 Maggio 2020

Fondata nel 1975 da Michele Appignani e Nicola Marcucci in via Palermo fece da apripista all’emittenza libera tra mille difficoltà e tanto divertimento

PESCARA. «Venite, oggi ci sono i Pooh a Pescara. E migliaia di persone si riversarono sotto la sede di Radio Pescara, in via Palermo. Non trovarono nessun idolo ad aspettarli. Poi ci fu quella volta che Michele annunciò ai microfoni: arriva Sandokan alla stazione, lo intervisteremo. E tutti i pescaresi corsero a vedere Kabir Bedi». Ma erano solo le burle che alzavano gli indici di ascolto ideate da Michele Appignani, editore del magazine “La Settimana a Pescara”, pescarese originario di Porto San Giorgio, scomparso nell'agosto 1983, all'età di 43 anni, celebre conduttore di una delle tante radio “pirata” sorte nell'Italia di quell'epoca. Radio Pescara, popolarissima con le sue trasmissioni “Carambambula”, “Chocolate”, “Mattin Pasquale”, “Basso gradimento”, “Spicchi d'arancia”, correva, notte e giorno, sulla frequenza dei 100.88 megahertz. Appignani era il mattatore di Radio Pescara, da lui fondata nel 1975 insieme a Nicola Marcucci, maestro di Atessa, responsabile commerciale e redazionale dell’emittente che ebbe una esplosione di ascolti tra gli anni ’70 e ’80 tra dediche, dirette, scherzi, giochi e tanta buona musica in vinile. Pasquale Tritapepe, 68 anni, storico conduttore del programma televisivo “Agricoltura oggi”, era una delle voci calde e potenti che animavano il primo esperimento radiofonico quasi di quartiere.
«Michele conduceva un programma con un titolo lunghissimo», ricorda Tritapepe, nello staff di Radio Pescara insieme a nome affermati come Gianna Salerni, Angelo Torchetti oggi in Rai, il doppiatore Roberto Pedicini, Elio Lamparelli ed Elio Ferzetti a Rete8, titolo che era “Riusciremo a farvi ascoltare tutti i dischi che ci chiederete?” poi sintetizzato semplicemente in “Riusciremo a...”. Era un progetto fresco, giocoso. Michele era un tipo elegante, compassato, una voce particolare. Gli ascoltatori pendevano dalle sue labbra, gli riuscivano tutti gli scherzi come quello dei Pooh e di Sandokan a Pescara. Con loro si divertiva, come quella volta che un ascoltatore chiese: come faccio a risentirmi? Lui rispose: tu di’ “pronto?” e poi corri davanti alla radio. Ingenuità che però funzionavano. La gente era curiosa, voleva vedere l'interno della radio, ma Michele non lo permise mai. Diceva che l'ascolto doveva far volare la fantasia, che la radio era poesia. Le persone si affacciavano a questa scoperta, chiedevano cosa fosse il mono, lo stereo. Appignani», va avanti Tritapepe, «rispondeva che c'era un omino incaricato di reggere le antenne, si burlava simpaticamente di loro».
La prima sede di Radio Pescara «era in via Palermo, 76», ricorda Tritapepe, conduttore del programma “Mattin Pasquale”, titolo coniato dalla stessa Salerni, «in seguito si spostò sotto la galleria River e infine di fronte al mare, sopra l’ex Tenda Expò. Facevamo divertenti parodie delle trasmissioni di Renzo Arbore, ma la musica la faceva da padrona con le dediche e le dirette. Io arrivai nel 1975 e vi rimasi fino al 1985 quando la radio chiuse i battenti, già inglobata anni prima da Telemare», nata in via Lago Isoletta nel marzo 1977 sempre per volontà di Appignani, l'editore che precorreva i tempi sognando «la radio a immagini, quella che è oggi tra web e tv».
Altro esperimento perfettamente riuscito, Telemare, che fu grande fucina di talenti, a cominciare da Pasquale Pacilio e Vincenzo Olivieri. «Non si andava in onda con tanta facilità in radio, prima c'era tanta gavetta da fare», rivela Tritapepe, «prima di metterci davanti al microfono, Appignani ci costringeva a lezioni per impostare la voce, lunghe riunioni di redazione, dovevamo essere preparati per affrontare il pubblico. Io fui scoperto da lui grazie agli spot promozionali che realizzavo per mio zio, Nino Congeduti, titolare del negozio di dischi Orif di via Napoli. All’epoca ero istruttore di nuoto e cantavo con i Nassa. Se mi chiedono cos'è la radio», conclude Tritapepe, «rispondo che è batticuore, è la cuffia che indossi per calibrare la voce, il microfono e una storia da raccontare».
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