Radioterapia guasta in 180 senza cure

13 Settembre 2015

Macchinario fermo da un mese e pazienti dirottati altrove Il pezzo necessario arriverà dalla Germania a fine ottobre

PESCARA. Sono 180 i malati di tumore che non sanno ancora dove e quando potranno farsi i trattamenti con la radioterapia visto che il macchinario dell’ospedale di Pescara è rotto da quasi un mese. La responsabile dell’Urp della Asl di Pescara Maria Assunta Ceccagnoli spiega che i pazienti «devono essere ancora riassegnati negli ospedali che hanno dato la disponibilità». Significa che i malati dovranno ancora aspettare per proseguire le cure necessarie: il macchinario per la radioterapia di Pescara, che già in passato è rimasto bloccato, si è rotto dopo Ferragosto e lo resterà, in base alle prime previsioni, almeno fino a fine ottobre. Se tutto andrà bene, da novembre, i pescaresi potranno smettere i viaggi verso Chieti, Teramo e L’Aquila. Il nuovo pezzo dovrà arrivare dalla Germania ma, compresi i meccanismi della burocrazia, il viaggio sembra ancora più lungo degli oltre mille chilometri che ci separano dal confine tedesco: «Il pezzo è stato ampiamente sollecitato», afferma la Ceccagnoli, «ma non arriverà prima di un mese e mezzo. Non appena il macchinario si è rotto, è stato fatto subito l’ordine. Di certo, i disagi ci sono ma, al di là dell’impegno a risolvere il problema, non possiamo fare i miracoli».

Visto che i pazienti che devono sottoporsi alla radioterapia, di norma, non possono aspettare, non resta che andare in altri ospedali: c’è chi si arrangia da solo, telefonando e cercando un posto, e chi, in condizioni più gravi, deve aspettare la disponibilità delle ambulanze e proprio per pazienti del genere non è infrequente che i trattamenti slittino per la mancanza dei mezzi di trasporto da un ospedale all’altro. A denunciarlo sono i pazienti che hanno raccontato le loro odissee al Centro con delle telefonate e delle lettere: «Uno slittamento della terapia preventivata per un malato», ha scritto uno di loro, «potrebbe seriamente compromettere la riuscita del percorso curativo, effettuato precedentemente. Una tale deficienza in una città come Pescara non può essere assolutamente accettata, non si possono mettere a rischio la salute e la vita delle persone».

La direttrice sanitaria Lucia Romandini ha chiesto alle Asl di Chieti, Teramo e L’Aquila di ospitare anche i pazienti pescaresi. Ma non è una richiesta facile da mettere in pratica: «Stiamo trovando soluzioni per garantire i trattamenti», dice la Ceccagnoli, «in questo momento, si stanno perfezionando gli accordi che potrebbero prevedere anche sedute serali necessarie a coprire le eccedenze».

©RIPRODUZIONE RISERVATA