Ragazza spinta in casa e abusata In tre a processo dopo due anni

14 Luglio 2023

Il fatto è avvenuto ad agosto 2021 in un paese del Pescarese. La vittima è una sedicenne del posto Secondo l’accusa, la minorenne fu portata nell’abitazione a suon di botte e poi violentata

PESCARA. Picchiata, costretta a entrare in casa loro e violentata da tre nigeriani. È quanto sarebbe accaduto a una giovane di appena 16 anni che vive in un piccolo centro della provincia di Pescara all’epoca dei fatti (agosto 2021) affidata alle cure della nonna dopo che il tribunale dei minorenni aveva tolto la potestà ai genitori, e dopo che era stata ricoverata in una casa famiglia.
Una storia che ruota attorno a una giovanissima con problematiche che derivano da un vissuto molto difficile e incapace di affrontare le insidie della vita e la cattiveria di chi vuole approfittare di lei. I tre nigeriani individuati dall'inchiesta condotta dal pm Benedetta Salvatore, ieri mattina sono stati rinviati a giudizio dal gup Francesco Marino «perché compivano, in danno della minore, atti di violenza sessuale di gruppo e segnatamente mediante violenza consistita nel picchiare la ragazza per farla entrare all’interno dell’appartamento in cui dimoravano, la costringevano a subire contro la sua volontà rapporti sessuali completi».
Una storia che arrivò ai carabinieri soltanto grazie a un tam-tam del paese, quando un militare dei carabinieri venne a sapere di una discussione accesa che c’era stata tra la nonna della ragazza e alcuni cittadini extracomunitari, durante la quale la donna contestava agli interlocutori di aver abusato sessualmente di sua nipote.
Una discussione che era stata ascoltata anche da alcuni vicini che avevano riconosciuto l’anziana donna che parlava a voce alta, e che poi sono stati ascoltati dai carabinieri al riguardo.
Fu la vittima, che quella sera era uscita alle 20,30 per fare una passeggiata, per rientrare a breve, a riferire il fatto. Quando tornò a casa si rinchiuse in camera a piangere e alla nonna raccontò tutto l’accaduto, riferendo di essere stata abusata da uomini di colore che abitavano in una casa non molto lontana dalla loro. La nonna, dopo aver raccomandato di non dire nulla a nessuno, prese la nipote e si diresse in quella casa. E quando uno degli abitanti dell’appartamento aprì la porta, venne aggredito verbalmente dall’anziana che minacciò di denunciare tutto ai carabinieri. Ma i militari, non conoscendo questo particolare, soltanto qualche giorno dopo riuscirono a ricostruire l’accaduto ascoltando i vicini che avevano sentito la discussione, e informandosi con il medico di famiglia per sapere se fosse stato chiamato per visitare la ragazza. E quest’ultimo riferì che fu la nonna a recarsi nel suo studio per chiedere la pillola del giorno dopo per la nipote che, a suo dire, aveva avuto un rapporto non protetto: e quindi senza raccontare la verità su quella violenza di gruppo.
Gli investigatori si rivolsero anche ai servizi sociali, che periodicamente avevano colloqui con la minore per questioni legate all’affidamento alla nonna, per cercare una collaborazione e scoprire qualcosa di più. E l’assistente sociale e la psicologa, dopo aver sentito la ragazza, fecero una relazione nella quale affermavano che la minore aveva riferito di essere rimasta vittima di violenza sessuale da parte di due uomini di nazionalità straniera.
Nella loro relazione alla procura, i carabinieri riferivano anche della pendenza di un altro fascicolo presente al tribunale dei minori, dove la povera ragazza era parte offesa per un’altra presunta violenza sessuale avvenuta addirittura all’interno della casa famiglia che l’aveva ospitata.
Il 19 ottobre prossimo, con la prima udienza del processo davanti al collegio, la vicenda verrà ripercorsa per stabilire le responsabilità dei tre nigeriani finiti sul banco degli imputati per quella violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazzina di 16 anni, estremamente vulnerabile anche per suoi problemi comportamentali.
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